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Sabato, 09 Mag 2026

Dopo alcuni giorni di rumors, il Consiglio dei ministri di ieri sera ha varato due decreti legge (da convertire in legge, entro 60 giorni). Il primo, potrebbe riaprire le porte del carcere a quei detenuti per delitti di criminalità organizzata di tipo mafioso o terroristico, ai quali improvvidamente è stata concessa, causa Covid, la misura degli arresti domiciliari; il secondo, invece, prevede una indagine statistica di sieroprevalenza sul SARS-COV-2, condotta dal Ministero della salute e dall’Istat.

Considerato che sull’oggetto del primo dei due decreti sono stati versati fiumi di inchiostro in quest’ultima settimana, è al secondo provvedimento che, con questo articolo, vogliamo dedicare la nostra attenzione.

Ciò che ha spinto il governo ad accogliere la proposta del ministro della Salute, che coinvolge organismi come Istat, Istituto superiore di sanità, Croce Rossa Italiana, Regioni, Comuni ed anche medici di base, è stata la “necessità di disporre con urgenza di studi epidemiologici e statistiche affidabili e complete sullo stato immunitario della popolazione, indispensabili per garantire la protezione dall’epidemia in atto”.

Iniziativa quanto mai lodevole che, proprio per l’indubbia importanza che riveste, ben poteva essere adottata con uno strumento assai più agile e rapido, vale a dire un Decreto Ministeriale (D.M.), a firma del titolare del dicastero della Salute.

Ma, probabilmente, ad optare per la via più lunga, tortuosa ed accidentata che, come noto, il decreto-legge deve seguire prima di divenire legge dello Stato, devono essere state le rumorose accuse rivolte al premier Conte dalle opposizioni, di fare ricorso, in materia di misure per contrastare il Coronavirus, ai Decreti presidenziali (Dpcm), al fine di esautorare il Parlamento (sic!).

Peccato che, mai come in questo caso, senza bisogno di disturbare il governo, il semplice decreto ministeriale avrebbe permesso di dare immediata e piena efficacia al provvedimento, senza che le opposizioni avrebbero potuto, anche pretestuosamente, avanzare critiche.

Ed infatti, oggetto del decreto-legge in esame è una indagine statistica, basata sulla esecuzione di analisi sierologiche per la ricerca di anticorpi specifici nei confronti del Virus- SARS-COV-2 su individui (150mila) rientranti nei campioni messi a punto dall’Istat, in accordo con il Comitato tecnico scientifico. Tali soggetti potranno volontariamente (senza alcun obbligo di legge) sottoporsi al test.

Trattandosi, dunque, di un esame sierologico non forzoso, riesce difficile comprendere la motivazione logico-giuridica che abbia indotto il ministro della Sanità a proporre un decreto-legge anziché adottare un D.M. di sua competenza, che autorizzasse i competenti uffici del ministero a stipulare una convenzione con tutti gli organismi pubblici coinvolti.

Nel merito, il provvedimento, stando alla bozza di decreto, prevederebbe una spesa di circa 4,5 milioni di euro, di cui 1,7 per la Croce Rossa Italiana, che dovrà verificare telefonicamente la disponibilità dei soggetti prescelti ad effettuare il test, fissando l’appuntamento per il prelievo e somministrando agli stessi un questionario predisposto dall’Istat; 1,5 mln per l’acquisto dei dispositivi idonei alla effettuazione delle analisi sierologiche; 700 mila euro per la conservazione dei campioni raccolti presso la banca biologica; 385 mila euro all’Istat per il conferimento di un massimo di 10 incarichi di lavoro autonomo anche di collaborazione coordinata e continuativa di cui, al momento, si ignorano le professionalità richieste (Biostatistici? Medici? Immunologi? Virologi?), per la durata di mesi 6; 220 mila euro per la realizzazione di una piattaforma tecnologica, necessaria per l’indagine statistica.

Per sapere se l’Istat, prima di conferire gli incarichi di collaborazione, dovrà verificare che al suo interno non vi siano risorse umane disponibili, occorrerà attendere la pubblicazione del decreto. Idem, per un eventuale, auspicabile coinvolgimento delle infrastrutture del Sistema Tessera Sanitaria, soprattutto ai fini della somministrazione ai soggetti disponibili al test del questionario statistico nonché dei referti.

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