A rischio di essere pesante, non posso fare a meno di condividere questi pensieri.
Sono sempre più frequenti lunghi periodi di siccità e poi piogge intensissime, con strade divenute torrenti, auto trascinate dalle acque, edifici e campi allagati le cui immagini riempiono il web: tutto riconducibile alla crisi climatica, esito delle concentrazioni raggiunte dalla CO2 nella nostra atmosfera.
Ma la CO2 non va criminalizzata perché è la nostra principale risorsa e amica!
Se non fosse esistita, infatti, noi non saremmo su questa Terra, come tutto il resto dei viventi, perché senza il "giusto" effetto-serra il Pianeta sarebbe stato da sempre gelato a circa 20° sottozero. Senza CO2 non ci sarebbe la fotosintesi e, quindi, produzione della totalità del cibo vegetale o d’altro genere: che anche “ogni carne è erba” è noto fin dal VI sec. a.C., è scritto nella Bibbia (Isaia).
La “produzione primaria”, cioè la fotosintesi dei vegetali, fa sì che la CO2 è catturata dall’aria ed elaborata dalle piante e nutre tutta la vita, inclusa la nostra. Senza di essa non avremmo neppure acqua potabile perché quella piovana, praticamente distillata, non è buona da bere: è la CO2 che rende l’acqua idonea (anche) al consumo umano perché in essa diviene acido carbonico (un acido debole) che scioglie la roccia carbonatica quanto basta per liberare ioni calcio indispensabili per le ossa, per i denti e per il sistema nervoso, il magnesio… e tutti gli altri elementi necessari alla nostra salute e stabilizza pure il pH dell'acqua prossimo a quello nostro fisiologico.
Mangiamo e beviamo grazie alla CO2, il nostro corpo e la nostra salute hanno la CO2 come materia prima: siamo fatti da essa.
Il problema è l’eccesso di CO2 nell’aria, che abbiamo creato con questo modello di sviluppo combinando due fattori nefasti: 1) le emissioni immani dai motori di auto, tir, navi, moto… centrali elettriche a biomasse legnose… insomma col bruciare, bruciare…bruciare; 2) la riduzione tragica del manto vegetale che assorbe CO2 dall'aria, perché stiamo disboscando, cementificando, asfaltando i suoli a ritmi impressionanti.
È così che ci siamo inimicati una delle molecole di base per la vita. Dove saremmo andati a finire era cosa nota. Fin dal 1913, uno scienziato, Victor Ernest Shelford, formulò la legge della tolleranza, che stabilisce che il successo ecologico di un organismo non dipende solo dalla scarsità di risorse ma anche dal loro eccesso che arrivi a superare i limiti di tolleranza.
Pensiamo all’acqua: se è insufficiente, si muore di sete…, ma se è tanta, troppa, si muore per l’eccesso (iperidratazione=intossicazione acuta da acqua), tanto che nel passato era utilizzata per torturare le persone.
Anche la nostra vita si svolge entro un “optimun” per cui le sostanze la compongono e i fattori che la consentono devono trovarsi al di sopra di un minimo ma… entro un massimo da non superare. Ecco perché è indispensabile, inevitabile per la sopravvivenza, ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e piantare alberi, ri-costruire boschi e foreste ovunque, con la più assoluta urgenza, intensità e determinazione. È l’obiettivo politico fondamentale di questa èra, ma assente nelle politiche dei partiti e nelle strategie della maggior parte dei governi, a partire clamorosamente dal nostro, o carente in altri, con rarissime eccezioni. La Cina negli ultimi 40 anni ha piantato circa 78 miliardi di alberi… mentre in Italia non viene rispettato neppure l’obbligo da parte dei comuni di piantare un albero per ogni nuovo nato a seguito di registrazione anagrafica.
E in Italia sono stati introdotti, da pochissimi anni, incentivi economici a chi taglia i boschi per produrre corrente elettrica, bruciando alberi, emettendo CO2. E in America... si sta disboscando l'Amazzonia!
Giovanni Damiani
Già Direttore di Anpa e già Direttore tecnico di Arta Abruzzo
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