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Venerdì, 30 Gen 2026

di Biancamaria Gentili

Quando si tratta di raschiare il barile, il ministero dell’economia in carica sembra davvero inimitabile. Non perché riesca a scovare l’ultimo degli evasori, tutt’altro.

A farne le spese, da qualche mese, sono i lavoratori che nel corso della loro vita sono stati alle dipendenze di due o più datori, con versamenti contributivi a enti previdenziali diversi.

Ne consegue che, a un certo punto, quasi sempre nell’imminenza del pensionamento, si rende necessario effettuare la famosa “ricongiunzione”, che fino all’approvazione della “manovra d’estate” (legge 122/2010) era gratuita, se effettuata verso l’Inps o se riguardante il personale della pubblica amministrazione.

Dal 1° luglio dello scorso anno, invece, tutte le ricongiunzioni sono onerose, a prescindere dall’ente previdenziale di provenienza e da quello di destinazione. Quindi anche per i dipendenti pubblici le regole sono mutate.

In negativo. Ciò che colpisce di più il lavoratore, però, è il quantum richiesto per perfezionare la ricongiunzione, che trova la sua necessità nel fatto di permettere al lavoratore, attraverso il cumulo dei periodi contributivi, di maturare i 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995, che sono necessari affinché il trattamento di quiescenza venga liquidato con il sistema retributivo anziché con quello contributivo, che notoriamente produce benefici di gran lunga minori.

Ebbene, l’onere richiesto per la predetta ricongiunzione ha raggiunto cifre stratosferiche, proprio allo scopo insano di renderla impraticabile, costringendo il dipendente ad optare per la doppia pensione, il cui importo complessivo è comunque inferiore a quello che si sarebbe ottenuto sommando i periodi contributivi. Il metodi di calcolo dell’onere è basato sulla riserva matematica, che si calcola con criterio attuariale ed è legato alle aspettative di vita, all’età di chi fa l’istanza  nonché al reddito.

Ad esempio, un dipendente pubblico di 55 anni, con sei anni di contributi presso l’Inps prima del 1985, che ha uno stipendio annuo lordo di 30 mila euro, per ottenere la ricongiunzione presso l’Inpdap, così maturando il diritto al calcolo della pensione col metodo retributivo, deve sborsare circa 60 mila euro.

Il fatto che tale somma possa essere rateizzata e che con la dichiarazione si possano recuperare complessivamente circa 18 mila euro, appare davvero un contentino.

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