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Venerdì, 30 Gen 2026

Redazione

La premiata ditta Bossi-Berlusconi alla fine ce l’ha fatta a salvare ancora una volta quanti in Italia detengono le grandi ricchezze e impunemente evadono il fisco.

Il contributo di solidarietà, che avrebbe dovuto gravare su quanti realizzano redditi annui superiori ai 90 mila euro, è stato trasferito dalle spalle di ricchi e evasori a quelle di oltre un milione (solo nel settore pubblico) di lavoratori, che nel corso degli anni, dopo aver conseguito una laurea, hanno riscattato a caro prezzo il periodo degli studi, che precise disposizioni legislative considerano utile anche per il raggiungimento del diritto alla pensione, oltre che per l'incremento dell'importo della stessa, al pari del periodo di servizio militare, anch'esso inopinatamente cancellato.

Una mossa, tanto inattesa quanto truffaldina, che penalizza doppiamente coloro che hanno sempre pagato le tasse, e alla quale - secondo fonti di stampa (La Repubblica di oggi, pag. 6) - non si sarebbero opposte la Cisl e la Uil, dopo essere state informate dal ministro Sacconi.

Salvi gli evasori e intatti i privilegi delle caste parassitarie, con in testa quella dei politici, che continueranno tranquillamente a godere dei tanti benefit e dello scandaloso vitalizio, i cui costi, come noto, gravano sulla intera collettività.

Del tutto inattuabili sono, poi, i preannunciati tagli delle province e il dimezzamento dei parlamentari, essendo stati demandati a leggi di modifica costituzionale, che richiedono un iter ben più lungo del tempo mancante alla fine della legislatura.

Decisamente inqualificabile il comportamento della Lega Nord, che beffardamente nei giorni scorsi giurava e spergiurava che “le pensioni non sarebbero state toccate” e che a pagare sarebbero stati “quanti non avevano mai pagato”.

Colpisce l’ignavia dell’opposizione parlamentare, sempre disponibile a trattare sulle pensioni.

Il risultato nel complesso è una manovra dai saldi incerti, che ci espone a nuovi tagli penalizzanti per i lavoratori e a una sicura recessione economica nell’immediato futuro.

I pochi provvedimenti che potevano dare un gettito sicuro, come l’aumento dell’Iva sui beni di lusso e la patrimoniale, sono stati accantonati da un direttorio asserragliato nella reggia di Arcore.

Costringere centinaia di migliaia di lavoratori a restare sul posto di lavoro ben oltre i fatidici quarant’anni di contributi (reali e non figurativi, come qualche sprovveduto politico ha affermato ieri sera in tv) riduce tragicamente le già esigue chance occupazionali dei giovani.

Le provocatorie e inaccettabili decisioni assunte dal governo Bossi-Berlusconi rendono ancor più ineludibile la partecipazione allo sciopero generale del 6 settembre prossimo, già indetto dal sindacalismo di base.

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