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Lunedì, 21 Set 2026

Nell’ultimo numero del Foglietto, prima dell’interruzione estiva, avevamo anticipato che, a partire dalla fine di agosto e sino al 31 ottobre 2017, docenti e ricercatori universitari, per tentare il recupero degli scatti biennali bloccati ex lege dal 2011 al 2015, avrebbero attuato una sorta di sciopero degli esami.

Le modalità della protesta, tuttora in corso, prevedono l’astensione il giorno corrispondente al primo appello dei corsi di cui il docente, che aderisce all’iniziativa, è titolare o è in commissione d’esame.

L’Autorità di garanzia sugli scioperi, nel riconoscere la legittimità dell’astensione, ha però imposto dei limiti ben precisi: la sospensione del primo appello è consentita «laddove siano previsti più appelli nello stesso periodo»; e in ogni caso dovrà essere garantita «l’organizzazione di un appello straordinario».

Mentre prosegue la battaglia sul numero di docenti e ricercatori aderenti all’iniziativa, che comunque è assai alta, la ministra dell’istruzione, università e ricerca, competente per materia, ha fatto sentire la propria voce, promettendo un concreto interessamento, tant’è che in una intervista rilasciata al Sole 24 Ore del 20 agosto scorso ha dichiarato che “lo sblocco degli scatti stipendiali è un atto doveroso”.

Vedremo, però, se chi tiene i cordoni della borsa, vale a dire il titolare del ministero dell’economia e delle finanze, sarà dello stesso avviso, atteso che, secondo una prima stima, per il recupero degli scatti occorrerebbero tra i 200 e i 250 milioni di euro, più o meno la stessa somma che il governo dovrà stanziare nella legge di bilancio per evitare che l’aumento mensile lordo a regime di 85 euro - che il nuovo contratto dovrebbe portare nella busta paga dei dipendenti pubblici - venga azzerato per quanti hanno usufruito del bonus da 80 euro, concesso - come noto - dal governo Renzi alla vigilia delle ultime elezioni europee.

Il timore è che si ripeta quanto accaduto lo scorso anno, quando sembrava che la questione sollevata da docenti e ricercatori universitari si potesse risolvere con la legge di bilancio: un emendamento “risolutivo”, approvato in commissione bilancio, aveva acceso gli entusiasmi, prontamente spenti, però, dal parere negativo del governo, e non se ne fece nulla.

Ora, però, siamo alla vigilia di una importante tornata elettorale, che potrebbe risolversi all’ultimo voto, per cui le possibilità che il governo in carica cambi opinione non sono proprio poche.

 

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