Giornale on-line fondato nel 2004

Mercoledì, 13 Mag 2026

Come tutti gli esercizi econometrici, anche la recente analisi di due economisti pubblicata dalla Fed di Cleveland che mette in relazione l’immigrazione con la disoccupazione e la possibile emigrazione dei lavoratori locali meno skillati è da prendere con le proverbiali pinze, ma non può essere ignorata. Se non altro perché sembra confermare ciò che tanti pensano (o temono): di fatto i lavoratori immigrati fanno concorrenza ai lavoratori meno qualificati del paese che li ospita col risultato che questi ultimi rischiano di uscire dal mercato del lavoro o essere costretti a lasciare il paese per altre destinazioni. Come dire: l’immigrazione provoca emigrazione.

La ricerca è particolarmente interessante perché esamina proprio l’impatto dei lavoratori nati all’estero sui locali facendo tesoro dei numerosissimi studi effettuati per vedere che effetto ha l’immigrazione sui salari e sui tassi di disoccupazione. Studi, però, che hanno esibito “risultati non conclusivi”, osservano gli autori. “Gli altri modi nei quali i lavoratori locali possono essere costretti a reagire a un afflusso di lavoratori stranieri, come ad esempio la loro fuoriuscita dal mercato del lavoro o la decisione di andare in un altro stato – precisa gli studiosi – sono stati osservati meno”.

E, invece, queste reazioni dovrebbero essere esaminate in profondità, che poi è quello che hanno fatto gli autori dello studio. Servendosi di un panel di dati micro hanno calcolato la probabilità sia che un individuo venga espulso dal mercato del lavoro, sia che il residente emigri a sua volta in un altro stato, misurandola in relazione all’aumento della popolazione straniera. L’analisi si concentra sugli effetti di breve termine, ma i risultati confermano che i lavoratori nativi meno istruiti hanno una probabilità più elevata di trasferirsi in un altro stato o di essere espulsi dal mercato del lavoro al crescere della quota di lavoratori immigrati.

“Malgrado gli effetti quantitativi siano piccoli – osservano gli economisti – non sono insignificanti”. Peraltro secondo gli studiosi questa conclusione ha un valore generale alquanto robusto. Ciò non vuol dire che sia infallibile, ma semplicemente che offre molti argomenti a sostegno di coloro che chiedono regolamentazioni più severe ai flussi migratori. Specie in società dove abbondano i lavoratori poco qualificati. Come la nostra, appunto.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Sclerosi multipla: ricerca UniGe migliora diagnosi precoce

Un importante studio coordinato da Matilde Inglese, docente dell'Università di Genova, ha gettato...
empty alt

Biodiversità Pugliese: a Bari tre giorni dedicati ai semi e al futuro dell’agricoltura

Dal 20 al 22 maggio, "La Rossani – BiblioTeca del Mediterraneo" ospiterà a Bari il cuore della...
empty alt

“Un sogno italiano”, eccezionale documentario su un grande movimento migratorio

Un sogno italiano, regia di Fausto Caviglia; Genere: film-documentario; Italia, 2025; Durata:...
empty alt

50 anni fa il terremoto in Friuli: io c’ero. Ci sono cose non dette

Ero militare, terremotato, e scrivo perché la storia viene oggi riportata dai media in maniera...
empty alt

Spesa militare mondiale 2025 a 2.887 miliardi di dollari. Italia: +20%

La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico: 2.887 miliardi di...
empty alt

Data center, non solo straordinaria fame di energia ma anche finanziaria

Dei data center, che ormai spuntano come funghi da ogni dove, si conosceva la straordinaria fame...
Back To Top