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Martedì, 03 Nov 2026

La solitudine non è certo una novità, ma negli ultimi anni è diventata molto più evidente e presente nella vita di tante persone.

A renderla così diffusa contribuiscono diversi fattori: la crescente disgregazione del tessuto sociale, che indebolisce i legami di vicinato e di comunità; l’uso sempre più pervasivo della tecnologia, che sostituisce il contatto diretto con interazioni mediate da uno schermo; l’ambiente urbano, spesso percepito come freddo e impersonale; e le difficoltà legate alla mobilità, che limitano le occasioni di incontro e di relazione.

Quando i legami comunitari si indeboliscono, chi si sente solo è disposto a cercare qualsiasi rimedio pur di colmare quel vuoto. Così si alimenta la crescita di un vero e proprio mercato della solitudine.

Un mercato oggi vasto e in continua espansione: sempre più persone affidano i propri pensieri, malumori o fragilità a sistemi digitali, ricevendo in cambio risposte personalizzate che spesso si traducono in servizi a pagamento.

L’interazione umana viene sostituita da un rapporto filtrato da algoritmi: un meccanismo che, se da un lato offre attenzioni su misura, dall’altro rischia di cristallizzare l’isolamento invece di ridurlo.

Le grandi industrie tecnologiche prosperano in questo scenario: più gli individui si chiudono in sé stessi, più restano immersi in spazi virtuali che imitano una comunità senza però ricrearla davvero.

Un esempio è l’app “Replika”, presentata come una “compagna virtuale destinata a vivere accanto agli utenti”: un’amica che, a differenza delle relazioni umane, non abbandona mai. Ma il rischio evidente è che a rafforzarsi non sia la vicinanza, bensì l’isolamento.

In questo contesto, la sfida è riconoscere la solitudine non solo come un problema individuale, ma come una questione collettiva che richiede risposte condivise.

È quindi essenziale immaginare alternative concrete, perché la capacità di creare legami e costruire comunità autentiche non è un lusso: è una necessità di sopravvivenza emotiva e sociale. Cercarle – e coltivarle – è ormai urgente.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
facebook.com/scienziateneltempo/
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