Giornale on-line fondato nel 2004

Domenica, 22 Mar 2026

di Adriana Spera

Si apprende dalla lettura di un parere espresso dalla Sezione Consultiva del Consiglio di Stato, che i regolamenti di riordino di 15 enti pubblici non economici su 19 sono stati stroncati dal massimo organo di giustizia amministrativa.

Ad ottenere disco verde, tra gli enti di ricerca non vigilati dal Miur, è stato soltanto l’Istat, mentre per l’Invalsi non c’è stato nulla da fare. Il tutto mentre prosegue, non senza sorprese negative, come nel caso dell’Ingv, l’esame dei nuovi statuti degli enti di ricerca da parte del ministero vigilante: il Miur.

Ma veniamo alla decisione del Consiglio di Stato, che ha fatto letteralmente imbufalire il governo il quale, fatto assai raro e inusuale, ha chiesto un riesame all’organo consultivo, ricevendo a stretto giro una nuova bocciatura, le cui motivazioni sono state di recente pubblicate il 28 settembre scorso.

Si tratta di argomenti che dovrebbero valere per relationem anche per il riordino degli enti vigilati dal Miur.

Secondo il Consiglio di Stato, il riordino di un ente non può avere come unico obiettivo il contenimento della spesa. Se così fosse, obiettano i Giudici di Palazzo Spada “si finirebbe per invertire il rapporto causa-effetto, facendo del risparmio la causa del riordino, e del riordino un mero effetto della riduzione di spesa. Vero è, invece,  - leggesi nel parere - che il concetto di ‘riordino’ non può essere schiacciato su quello di ‘risparmio’, sino ad ammettere che una qualsiasi operazione di riorganizzazione, tra quelle previste dal legislatore, sia adeguata se genera una riduzione di spesa”.

Al contrario, i giudici sottolineano che un buon riordino è quello che assicura un corretto bilanciamento degli interessi: da una parte il contenimento della spesa e dall’altra la necessità di garantire comunque il corretto funzionamento degli enti da mantenere.

Per assicurare tale equilibrio, la valutazione, ad avviso del Consiglio di Stato, “dovrebbe essere compiuta caso per caso, tenendo in debita considerazione la situazione dei singoli enti, ferma comunque la necessità di raggiungere l’obiettivo di risparmio prefissato”.

Bisognerà ora vedere se il Governo farà tesoro dei “consigli” dei giudici amministrativi o se deciderà di ignorarli, con ciò determinando uno strappo quasi istituzionale.

A giorni, invece, dovrebbero arrivare i responsi della Gelmini sui provvedimenti di riordino degli enti di ricerca, Cnr in testa.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Ricerca UniPi: salari minimi e massimi per contrastare le disuguaglianze

Regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza...
empty alt

“Diario di scuola”, una storia vera di solitudine, abbandono, prevaricazione

Diario di scuola. Una storia vera, di Pierpaolo Palladino - Edizioni San Paolo –...
empty alt

L’inarrestabile crescita del debito dei paesi emergenti

Saranno pure paesi emergenti, ma sulla strada del debito non hanno nulla da imparare da quelli...
empty alt

Debito comune UE in crescita, ma in maniera silenziosa

Zitto zitto e lento lento, il debito comune dell’Ue fa capolino sui mercati, grazie soprattutto...
empty alt

Pi Greco Day, spettacolare celebrazione dell’Università di Pisa

Per il Pi Day, l’Università di Pisa ha scelto un omaggio originale e spettacolare: un gigantesco...
empty alt

Contraddizioni italiane, l’occupazione cresce ma il Pil è quasi fermo

I conti economici del 2025 restituiscono un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Da un...
Back To Top