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Venerdì, 30 Gen 2026

In un anno, il 2023, in cui gli investimenti globali sui minerali critici sono cresciuti del 10 per cento, che non è poco ma neanche tanto, l’IEA (Intenational Energy Agency) segnala che gli investimenti cinesi nel settore hanno raggiunto i 19,4 miliardi di dollari, il livello più elevato dell’ultimo decennio, segnando addirittura una crescita del 160 per cento rispetto al 2022, anno nero per gli investimenti cinesi.

Sembra insomma che il Dragone abbia riattivato la sua strategia di internazionalizzazione degli investimenti su questo settore che nel tempo ha finito col generare un notevole vantaggio per il paese. La Cina, infatti, primeggia nel settore della raffinazione di queste materie prime (litio, cobalto, grafite e terre rare) pur senza essere in cima alla classifica dei produttori globali. Può contare insomma su flussi regolari di approvvigionamenti che alimentato la sua catena di produzione interna.

Uno dei modi perseguiti da Pechino per garantirsi le forniture è stato proprio quello di investire in acquisizioni di miniere all’estero, un trend cresciuto nell’ultimo decennio, che ha portato a un livello di investimenti pari a 10 miliardi nella seconda metà del 2023.

Ciò ha prodotto un vantaggio competitivo che si proietta anche in futuro. Entro il 2027 sono previsti sette centri di produzione del litio in Africa, cinque dei quali hanno almeno il 50 per cento di proprietà cinese. Uno degli investimenti più rilevanti, il progetto Arcadia in Zimbabwe, ha alle spalle capitali cinesi. Questo mentre in America Latina un consorzio guidato dai cinesi della CATL ha vinto nel 2023 una gara per un investimento da 1,4 miliardi per sviluppare le risorse boliviane di litio. Sempre in America Latina, stavolta in Argentina, i cinesi hanno investito 770 milioni di dollari per entrare in uno dei principali progetti di sviluppo di produzione del litio.

Complessivamente la Cina da sola pesa il 44% degli investimenti globali in M&A con focus sul litio negli ultimi tre anni. Le compagnie cinesi dominano inoltre le miniere di nickel in Indonesia, ossia il più grande produttore di Nickel. E al tempo stesso la Cina sta sviluppando la sua attività mineraria interna.

Questi investimenti si associano ad ampie capacità di riserva, che stabilizzano le produzioni cinesi e le mettono al riparo da shock temporanei. Il contesto corrente di prezzi declinanti può essere per la Cina un ottimo incentivo a incrementare anche questi asset.

In sostanza, la Cina appare ben posizionata nel grande gioco globale per l’accaparramento delle risorse strategiche per la transizione ambientali. Pensare di poter fermare questa tendenza imponendo dazi può generare pericolose illusioni.

(2-fine)

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
Twitter @maitre_a_panZer
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