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Domenica, 12 Lug 2026

Ora che l’esito delle elezioni negli Stati Uniti lascia supporre il ritorno in grande stile delle polemiche fra cinesi e americani per le più svariate ragioni, vale la pena osservare cosa sia successo nel frattempo che Trump è tornato alla Casa Bianca.

Uno dei tanti spunti di osservazione interessanti ce lo propone il NBER che ha pubblicato un paper che racconta come la (prima) guerra commerciale fra Usa e Cina abbia finito con l’accelerare la crescita economica in alcune città del nord del Vietnam, oltre a determinare un certo progresso nella dotazione energetica del paese asiatico. Insomma, vale quello che dicono i proverbi. Fra i due litiganti, un qualche terzo gode sempre. E in questo caso è toccato (intanto) al Vietnam.

Si tratta, com’è ovvio, di benefici assolutamente non intenzionali. Semplicemente, le tariffe Usa hanno reso conveniente produrre le merci cinesi in Vietnam. Un bel “Made in Vietnam” sui prodotti è il metodo più semplice e sperimentato – si è visto anche con lo spostamento di molte produzioni cinesi in Messico – per eludere le barriere tariffarie. E questo spiega perché il Vietnam abbia visto aumentare gli investimenti esteri diretti sul suo territorio, con l’aggiunta che questo stimolo economico ha incoraggiato i decisori a promuovere politiche energetiche basate su fonte rinnovabili.

“Il Vietnam, un paese a reddito medio-basso – scrivono gli autori dello studio – ha guadagnato più di altre nazioni dalla guerra commerciale”. Ciò è dipeso innanzitutto dal fatto che la prossimità geografica con la Cina ha ridotto i costi di trasporto. La provincia cinese del Guangdong, che genera il 26% dell’export cinese complessivo, dista solo sei ore in auto dal Vietnam, che costano ai produttori cinese assai meno del 25% di tariffe che gli americani hanno messo sui loro prodotti. E poi i produttori possono anche contare sul costo del lavoro vietnamita, più basso di quello cinese.

In più, il paese può attivare una ampia disponibilità di fonti rinnovabili che ha consentito di coniugare lo sviluppo economico con un moderato impatto ambientale, evitando le esperienze poco piacevoli di inquinamento massiccio che si sono viste altrove.

Il risultato più evidente è che dopo la guerra commerciale molte città del nord, vicine alla Cina, hanno conosciuto un notevole sviluppo, contribuendo a cambiare le abitudini economiche del paese, che vedeva nella parte meridionale quella economicamente più dinamica.

Non solo fra i due litiganti il terzo gode, ma neanche tutto il male viene per nuocere. La saggezza dell’economia non è così diversa da quella dei proverbi.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
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