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Domenica, 03 Mag 2026

Un recente paper diffuso dall’Ue solleva un tema che appassionerà gli studiosi della disciplina fiscale, non nel senso di teoria delle tasse, ma in quello assai più prosaico della disciplina comportamentale che sarebbe utile quando maneggiamo il fisco che, come è noto, ha come controparte il debito pubblico. Almeno nei casi, assai diffusi, che i ricavi delle tasse non siano sufficienti a coprire le spese del governo.

Il protagonista del paper è quel circolo assai poco virtuoso, per non dire vizioso, che in molti stati dell’eurozona si è sviluppato, in conseguenza delle varie crisi di questo nuovo secolo, fra debito del governo e attivi bancari. Gli istituti di credito, per dirla diversamente, sono diventati grandi acquirenti di debito pubblico, con ciò concentrando molti più rischi nel loro bilancio, visto che come chiunque sa non è mai saggio sbilanciare troppo il proprio portafoglio di investimenti su un unico asset.

In sostanza, il debito sovrano del governo è diventato un rischio sovrano per le banche. E questa tendenza alla “nazionalizzazione” dei rischi si è aggravata a partire dalla seconda metà degli anni Dieci, quando le banche centrali nazionali sono diventati grandi acquirenti di debiti del governo.

Se a questi soggetti aggiungiamo anche i soggetti finanziari non bancari, fondi pensioni, di investimento o altri, emerge (grafico sopra) che nei primi quattro paesi dell’Eurozona quasi il 60% del debito pubblico totale, che vale circa l’80% del pil, è tutto in pancia al sistema finanziario nazionale. Noi italiani ci distinguiamo per il peso relativamente più elevato del sistema bancario.

Qual è il problema? Il paper suggerisce che poter contare sulla compiacenza dei sistemi finanziari nazionali per assorbire debito pubblico del paese ha il vantaggio di allargare lo spazio fiscale nei periodi di crisi, ma lo svantaggio di favorire la crescita del debito scoraggiando le tendenze al suo contenimento. Il rischio sovrano, insomma, stimola l’indisciplina fiscale.

Tenere tutto in casa può dare una maggiore sensazione di sicurezza, ma è ingannevole. Banche nazionali compiacenti si correlano con governi fiscalmente indisciplinati. E quanto giovino alla crescita condizioni del genere è sotto gli occhi di tutti. O almeno di quelli che vogliono vedere.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
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