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Mercoledì, 18 Mar 2026

Il timido segnale di inversione di tendenza alla fine del 2013 e il moderato ottimismo per il 2014 sono svaniti con i primi dati dell’Istat per l’anno in corso. Nel primo trimestre l’Istituto nazionale di statistica, a dispetto delle previsioni in aumento degli economisti, ha registrato un arretramento del Pil di 0,1 per cento, causato soprattutto da una flessione dell’industria.

Se si tratta di un banale ‘raffreddore’ che ha colpito il paziente convalescente o di una più preoccupante ‘ricaduta’ nella recessione lo scopriremo nei prossimi mesi, appare, però, come un dato di fatto che le aspettative di crescita per l’anno in corso, fissate dal Governo allo 0,8% non possano essere più realizzate, a meno di miracoli.

A questo punto, per mantenere l’obiettivo prefissato, il Pil dovrebbe, infatti, aumentare nei restanti tre trimestri a un ritmo dello 0,7%, senza che si intravedano, però, segnali di ripresa. In questo scenario, persino il target più prudenziale fissato dalla Commissione europea in +0,6%,  appare oggi come una chimera.  Anche per il 2014, come avviene ormai sistematicamente negli ultimi anni, le previsioni di crescita sono destinate, quindi, ad essere riviste al ribasso.

Secondo quanto riportato dal Sole 24 Ore, il Tesoro continuerebbe a nutrire fiducia nel rilancio dei consumi conseguente al taglio dell’Irpef. Una fiducia mal riposta, considerando che nel Documento di economia e finanza l’effetto cumulato sul Pil di tale manovra, secondo lo stesso ministero dell’Economia, non supera lo 0,1%. Un valore che potrebbe anche ridursi se per finanziare il bonus di 80 euro, destinato ad alcuni lavoratori dipendenti, si farà ricorso a un aumento generalizzato delle imposte, prima fra tutte la Tasi.

A pochi giorni dalla tornata elettorale, il Governo continua a ritenere infondate le voci di una manovra correttiva sui conti pubblici, ma pesa come una spada di Damocle il parere che la Commissione europea fornirà il prossimo 2 giugno sulla deroga al pareggio di bilancio, già approvata a metà aprile dal parlamento italiano.

In considerazione della situazione di grave squilibrio macroeconomico, dovuto all’alto livello di debito pubblico e alla scarsa competitività, al quale si aggiunge ora la doccia gelata dell’arretramento del Pil trimestrale, c’è da giurare che dalla UE arriverà una sonora bocciatura alla politica economica del Governo italiano e un invito pressante al rispetto del patto di stabilità.

A pagare il conto dell’immobilismo del governo Renzi saranno chiamati ancora una volta i cittadini italiani, soprattutto coloro che versano in maggiori difficoltà economiche e che continuano a vedere il tunnel della crisi allungarsi sempre più.

(*) www.francomostacci.it
twitter: @frankoball

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