Giornale on-line fondato nel 2004

Giovedì, 19 Mar 2026

referendum rottamazioneParadossi italiani: il 4 dicembre andremo a votare per una “riforma” che persino i suoi “padri” ritengono già bisognosa di aggiustamenti, smentendo così l’unanime convincimento che le costituzioni son fatte per durare. Ma tant’è.

A maggior ragione, quindi, non ci resta che ribadire la nostra contrarietà a quello che consideriamo, se la riforma passasse, il “congedo” dalla Costituzione. Se poi ci chiediamo come siamo arrivati a questo punto, crediamo di poter rispondere che la colpa sia tutta intera da addebitare alla classe politica, che dalla fine degli anni settanta si è progressivamente allontanata dalla Costituzione, ponendola in una condizione di “orfananza” (Pedrazza Gorlero), che ha lasciato ampio spazio alla giurisdizione, costituzionale e ordinaria, come se la funzione di attuazione della Costituzione dovesse passare dal Parlamento alle Corti.

Abbiamo assistito così e stiamo tuttora assistendo a un preoccupante ritrarsi della classe politica dai suoi compiti, probabile conseguenza del calo del livello culturale della nostra classe parlamentare. Se passasse la riforma, quel calo diventerebbe un crollo: da un lato, i (residui) senatori non sarebbero più votati ma indicati dai consiglieri regionali, anche se non si sa bene come, mentre, dall’altro, i deputati verrebbero scelti dalle segreterie dei partiti, col risultato di avere tutto un parlamento di nominati, prono ai voleri del premier. Risultato: una democrazia variamente apostrofata come plebiscitaria, di investitura, di appropriazione, quando, senza ricorrere a difficili acrobazie, non la si è etichettata come una vera e propria deriva autoritaria.

Tutta questa riforma, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è stata un affare del governo, che l’ha usata come conferma della sua maggioranza, senza mai scendere nel merito, a parte lo sbrigativo ricorso a slogan come semplificazione, riduzione dei costi della politica, et similia, ad uso e consumo della pancia dei cittadini, che stavolta non si può proprio fare a meno di far votare, ma che, se passasse la riforma, voterebbero sempre meno. Un discorso che vale, naturalmente, anche per gli italiani all’estero, ai quali Renzi ha osato perfino scrivere, invitandoli, in fin dei conti, a rinunciare a un loro diritto, peraltro acquisito da poco.

Interrogandosi sul perché di tale scommessa plebiscitaria, Massimo Villone ha risposto che “Renzi teme un confronto serio sulle scelte fatte, che vada oltre le battute e i tweet” e che “vuole coartare e condizionare il voto popolare … con le minacce dell’instabilità e della crisi che seguirebbero alla vittoria del No”. Per intenderci, la logica del “dopo di me il diluvio” che, come è noto, è assolutamente all’opposto della democrazia, strutturalmente attrezzata per trovare in se stessa un’alternativa.

Quale che sia la spiegazione della prova referendaria, chi scrive, come chi legge, sa bene in quale stato versi la nostra democrazia, col popolo sempre meno sovrano. Ebbene, visto che questo benedetto voto è ancora possibile darlo, facciamo valere il nostro diritto, senza cedere al disincanto e alla disillusione.

Stavolta, la posta in gioco è troppo alta per non far sentire la nostra voce, chiaramente contraria a un aggiustamento che è uno stravolgimento.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Ricerca UniPi: salari minimi e massimi per contrastare le disuguaglianze

Regolare i salari, introducendo un limite minimo e massimo, può ridurre le disuguaglianze senza...
empty alt

“Diario di scuola”, una storia vera di solitudine, abbandono, prevaricazione

Diario di scuola. Una storia vera, di Pierpaolo Palladino - Edizioni San Paolo –...
empty alt

L’inarrestabile crescita del debito dei paesi emergenti

Saranno pure paesi emergenti, ma sulla strada del debito non hanno nulla da imparare da quelli...
empty alt

Debito comune UE in crescita, ma in maniera silenziosa

Zitto zitto e lento lento, il debito comune dell’Ue fa capolino sui mercati, grazie soprattutto...
empty alt

Pi Greco Day, spettacolare celebrazione dell’Università di Pisa

Per il Pi Day, l’Università di Pisa ha scelto un omaggio originale e spettacolare: un gigantesco...
empty alt

Contraddizioni italiane, l’occupazione cresce ma il Pil è quasi fermo

I conti economici del 2025 restituiscono un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Da un...
Back To Top