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Giovedì, 19 Mar 2026

Dopo essere rimasto in stand by per diversi giorni, l’emendamento n. 55.21, primo firmatario Francesco Verducci (Pd), non ha avuto il disco verde del governo, con la conseguenza che docenti e ricercatori universitari non riceveranno neppure il bonus una tantum, in media poco più di mille euro lordi, a ristoro del blocco degli scatti stipendiali per il quinquennio 2011-2015.

Era già accaduto lo scorso anno quando all’iniziativa della deputata Manuela Ghizzoni, anche lei del Pd, il governo a guida Matteo Renzi, dopo qualche tentennamento, rispose picche.

Con la protesta civile (blocco degli esami) esplosa alla fine di agosto, professori e ricercatori chiedevano che il recupero in busta paga degli scatti stipendiali decorresse da gennaio 2015. La risposta del Governo, con l’art. 55 del disegno di legge di bilancio, da oggi all’esame di Palazzo Madama dopo un lungo passaggio in Commissione Bilancio, non ha accolto le legittime istanze del mondo accademico, optando per una revisione degli stessi scatti, che, con un ritorno al passato, ridiventeranno biennali (ora sono triennali), così da recuperare, in un lontano futuro, quanto perso in passato.

Gli effetti economici di tale intervento governativo, come abbiamo già avuto modo di precisare in articoli precedenti, comincerebbero a vedersi solo nel 2020, per docenti e ricercatori assunti prima della legge Gelmini che, come noto ha introdotto gli scatti triennali, mentre per quelli assunti successivamente alla riforma, bisognerà attendere il 2021.

Per finanziare i nuovi scatti biennali la legge di bilancio ha stanziato 80 milioni nel 2020, 120 milioni nel 2021 e 150 milioni a regime a decorrere dal 2022.

Troppo poco per porre fine a una protesta, che certamente non può dirsi esaurita.

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