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Martedì, 25 Ago 2026

Siccome ogni promessa è debito, svolgo una semplice equazione per dedurne che, avendo superato di recente la quota dei 2.300 miliardi di debito pubblico, ho la fortuna di vivere in un paese estremamente promettente, malgrado una legione di saputelli creda fermamente che non sia abbastanza. Non sono incontentabili, sono convinti che non ci sia cosa più bella che promettere il paradiso in terra e farsene carico spremendo il torchio.

Ora, siccome i governanti italiani ci hanno già promesso a vario titolo 2.302 miliardi, secondo le ultime rilevazioni della Banca d’Italia, provo un sincero imbarazzo quando leggo che non è abbastanza, come evidentemente pare leggendo ciò che gli occhiuti osservatori del tavolo da gioco del governo non ci raccontano. Pare che il Gatto e la Volpe si stiano sperticando, insieme a vari geni del pensiero contemporaneo, per capire come trovare soldi che non hanno per realizzare cose che hanno promesso e che, in quanto tali, implicano necessariamente debito in un mondo venale come il nostro.

E fosse solo venale. E’ anche bello incazzoso. Sentite questo: “Le regole del Patto di stabilità si applicano a tutti gli stati membri e non ho segnali che la Commissione concederà eccezioni a chiunque”. Costui sarebbe il vicepresidente della Commissione Ue, Jyrki Katainen. Chissenefrega di uno col nome impronunciabile, diranno gli amanti del torchio. E allora sentite quest’altro. “Con una politica monetaria meno accomodante, i paesi altamente indebitati dell’area euro potrebbero incontrare difficolta’ a fare i conti con costi di finanziamento piu’ elevati in assenza di aggiustamenti e di riforme strutturali per migliorare la produttività”. Quest’altro è il Fmi. Chissenefrega ancora di più, dei poteri forti internazionalisti del turbocapitalismo diranno i soliti. Volete mettere il sol dell’avvenire che s’intravede dal tavolo del governo che non c’è?

Dicono pure che oggi chiuderanno il tavolo. Manca giusto il presidente del consiglio e il ministro dell’economia. A proposito di ministro dell’economia, sentite quest’altro: “Noi non adoriamo alcun feticcio. L’Europa per noi è la questione nazionale più importante. Proprio dal momento che siamo il paese dal popolo più numeroso, con l’economia più forte e orientata all’export, proprio nel centro del continente, noi dipendiamo dal successo dell’Unione europea. Abbiamo bisogno di un’Europa che sia in grado di agire guardando negli occhi potenze ecnomiche come Cina e Usa”.

Vi do due indizi per indovinare chi è. E’ un ministro dell’economia. Non siede al tavolo. Non ancora almeno.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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