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Venerdì, 30 Gen 2026

L’avevamo scritto prima delle elezioni: siamo dinanzi ad un voto inutile. Qualcuno magari l’avrà presa per una boutade qualunquista ma così non era, semplicemente voleva essere un’analisi dello stato di salute della politica italiana e, soprattutto, di una classe politica ormai assai scadente che al bene comune prepone sempre il bene del leader del momento e dei suoi clientes.

Una situazione che si è cronicizzata con la nascita dei partiti personali, un virus che ha contagiato tutte le forze politiche anche quelle democratiche.

E dire che in un paese che ha vissuto il ventennio fascista si dovrebbero evitare i conducator di qualsiasi genere perché hanno sempre portato guai, tanto al Paese quanto alle forze politiche che guidano allo sfracello.

Ma v’è di più, nella storia del nostro Paese, ogniqualvolta i cittadini dimostrano di saper pensare con la propria testa, senza condizionamenti, subito si scatena la reazione dei poteri forti.

Pensate al 1921, la risposta ad un movimento operaio organizzato fu il fascismo. Mentre negli anni seguenti al 1968, la reazione ai nascenti movimenti studenteschi e operai furono le bombe della strategia della tensione.

Nel 1993, a “mani pulite” non seguì la “gioiosa macchina da guerra” occhettiana ma il berlusconismo.

E, da ultimo, pensate alla primavera 2011, al nascente movimento arancione che portò alla elezione di sindaci “sgraditi” alle principali forze politiche e, soprattutto, alla vittoria dei movimenti contro la privatizzazione dell’acqua, o meglio, contrari alle privatizzazioni del governo Berlusconi e al suo tentativo di reintrodurre il nucleare.

Ebbene, quel governo e il suo leader ormai in declino vennero scaricati proprio da quelli che fino a quel momento li avevano sostenuti perché non li ritenevano più in grado di incantare gli italiani. E allora, vendite di titoli di stato a pioggia portarono lo spread alle stelle, travolgendo Silvio e i suoi scherani, e aprirono le porte al governo Monti, uno dei peggiori di tutti i tempi.

Insomma, la normalizzazione è sempre dietro l’angolo.

È successo anche con il Movimento 5 stelle, nato come quello dell’uno vale uno è finito per diventare il movimento del capo politico. Da Movimento contro le privatizzazioni, all’alleanza con chi quelle privatizzazioni le ha sempre sostenute. Dalla difesa dei più deboli, all’alleanza con il partito più vecchio su piazza, se non altro anagraficamente, un partito che è stato sempre una colonna portante dei governi Berlusconi. Da qualche lustro alla guida delle regioni del nord, le regioni della sanità privata, delle disuguaglianze crescenti, le regioni che si reggono su un sistema di potere forte e clientelare. Quella Lega che dopo gli scandali della famiglia Bossi si è ripresa, trasformandosi in partito lepenista - per non dire fascista - e xenofobo, pronto a dar la caccia ai migranti, come un novello Ku Klux Klan, per consolidare il proprio potere. Almeno Bossi si dichiarava antifascista e non amoreggiava con Casa Pound.

Oggi si grida giustamente allo scandalo per il contratto sottoscritto tra Di Maio e Salvini, ma cosa hanno fatto le cosiddette forze democratiche per sventarlo?

Spiace dirlo, ma il principale responsabile di questa situazione è proprio il Pd. Il Partito democratico che dopo la sconfitta referendaria ha scelto di restare, nonostante tutto, il Partito di Renzi (PdR). Ha voluto fortemente un sistema elettorale che di tutta evidenza avrebbe condotto a questa situazione.

Molti hanno scritto che fosse pensato ai fini di una alleanza di governo con Forza Italia ma, alla luce delle ultime dichiarazioni di Renzi: «Ora tocca a loro e pop-corn per tutti!», vien da pensare che fin dall’inizio si auspicasse il “tanto peggio, tanto meglio”, nella speranza che ciò lo aiutasse a tornare al governo. Così non sarà. Una cosa è certa, se il Pd non abbandona Renzi è destinato a scomparire.

Peccato perché senza di lui e con la parte buona di quel partito (ce ne sarà pure una!) si potevano fare le cose giuste e necessarie al Paese. Invece, così lo si è gettato in un’avventura oscura e non certo per provvedimenti quali l’abolizione della Fornero o l’introduzione del reddito di cittadinanza, di cui ci ricordano in continuazione i costi, dimenticando che proprio i governi Renzi-Gentiloni ci hanno condotto ad un debito di ben 2.302 miliardi, un record! E che nel solo ultimo mese di campagna elettorale tale debito è salito di ben 15 miliardi.

No, il disastro saranno le politiche sociali, i provvedimenti contro i migranti, le opere devastanti per il territorio, la flat tax che favorisce i ricchi e taglia esenzioni e detrazioni ai poveri, oltre ai servizi.

Un ritorno al passato, un patto scellerato che ci auguriamo le tante persone illuminate che ci sono nel Movimento 5 stelle cancellino sul nascere.

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