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Giovedì, 19 Mar 2026

Oggi la giornata si è aperta con una brutta notizia: è morto Franco Marini.

Era un cattolico democratico, democristiano, formatosi nel mondo sindacale e dei lavoratori, collaterale a quel partito.

Veniva da una famiglia operaia di umili origini. Fu segretario generale della Cisl e ministro del lavoro e poi Presidente del Senato (2006-2008), ai tempi dell’Ulivo-Unione di Prodi.

Nella prima Repubblica, la sua attività si svolse dentro la forte dialettica politica propria dell’epoca, caratterizzata dalla presenza dei partiti antifascisti, dalle loro diversità e dai loro antagonismi: Dc, Psi, Psdi, Pci ecc. Ebbe, come tutti, la ventura di passare in un altro contesto politico e in un'altra epoca. Lo fece mantenendo la sua dignità e il suo radicamento nel cattolicesimo democratico, collocandosi nel fronte progressista e antiberlusconiano.

Quando muore una personalità politica democratica proveniente dal primo quarantennio repubblicano, qualunque sia stata la sua collocazione politica nell’arco delle forze antifasciste, si prova un dolore che si confonde con il rimpianto per un ceto politico popolare, di notevole professionalità politica perché fortemente motivato nelle idealità e nei valori. Un rimpianto tanto più acuto perché il confronto è con il ceto attuale, per gran parte non poco inquinato dall’opportunismo, dal trasformismo e dall’ignoranza più crassa.

Franco Marini, se non altro per questioni anagrafiche, appartenne alle seconde file di quel personale politico della generazione post resistenziale che aveva avuto i suoi maestri negli esponenti di prima fila della lotta antifascista: Togliatti, De Gasperi, Nenni, Saragat, La Malfa, Parri, ecc.

Il riferimento di Marini fu la Dc di De Gasperi nella sua parte più legata al sindacalismo e ai lavoratori. Non a caso quando il big bang di “mani pulite” spazzò le vecchie formazioni politiche pentapartitiche (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli), compresa la sua Dc, si schierò con quei democristiani che si contrapposero a Berlusconi. Se non sbaglio, fu anche uno dei pochi sindacalisti a divenire segretario di un partito nel 1997: il Partito popolare.

Il mio ricordo di Marini è una giornata di agosto del 2005 a Santo Stefano di Sessanio in Abruzzo, in una trattoria famosa per la cucina delle lenticchie, specialità del luogo. Lo riconobbi mentre stava pranzando con la moglie, mi pare. In quel momento c’era maretta nel rinascente Ulivo di Prodi. Maretta fra il professore e il Rutelli “bello guaglione”. Molti fra i presenti a lui sconosciuti, me compreso, salutarono Marini raccomandando unità per il prossimo confronto elettorale con Berlusconi. “Non litigate” fu l’incitamento della maggior parte dei presenti.

Un incitamento sempre attuale perché l’unità è stata raramente praticata dalle forze progressiste e democratiche sui contenuti e nelle forme più giuste, quelli vicini al mondo dei lavoratori. Quei lavoratori che Marini, a modo suo, cercò di difendere ed ebbe come riferimento.

Ciao Franco.

Aldo Pirone
Coautore del libro "Roma '43-44. L'alba della Resistenza"
www.facebook.com/aldo.pirone.7

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