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Lunedì, 04 Mag 2026

Comunicato Amnesty International

Testimonianze inequivocabili raccolte da Amnesty International hanno rivelato che le forze di sicurezza nigeriane non hanno agito, nonostante un preavviso di almeno quattro ore, per impedire il raid di Boko haram nella scuola di Chibok in cui a metà aprile sono state rapite oltre 240 ragazze.

"Il fatto che le forze di sicurezza, pur sapendo dell'imminente raid e avendo quattro ore di tempo a disposizione, non abbiano preso immediate misure per fermarlo, non farà altro che aumentare l'indignazione nazionale e internazionale per l'orribile crimine in atto" - ha dichiarato Netsanet Belat, direttore di Amnesty International per l'Africa.

"Siamo di fronte a un'enorme abdicazione al dovere della Nigeria di proteggere la popolazione civile. Le autorità nigeriane devono ora usare tutti i mezzi legali a loro disposizione per assicurare l'incolume rilascio delle ragazze e garantire che in futuro non accada più niente del genere" - ha aggiunto Belat.

Secondo le varie fonti raccolte da Amnesty International, il quartier generale delle forze armate di Maiduguri era a conoscenza dell'imminente attacco dalle 19 del 14 aprile, quasi quattro ore prima che Boko haram iniziasse le operazioni.L'incapacità di radunare i soldati - a causa delle scarse risorse a disposizione e della paura di fronteggiare un gruppo armato meglio equipaggiato - ha fatto sì che quella notte non venissero inviati rinforzi a difendere la scuola di Chibok.
Il piccolo contingente presente - 17 militari e qualche agente della polizia locale - ha cercato di respingere l'assalto di Boko haram ma è stato sopraffatto e costretto alla ritirata. Un soldato è rimasto ucciso.

A più di tre settimane di distanza, la maggior parte delle ragazze rimane sequestrata in una località sconosciuta. I tentativi di ottenere il loro rilascio sono fin qui naufragati in un clima di sospetto e confusione.

Amnesty International continua a chiedere a Boko haram di rilasciare immediatamente, senza condizioni e sane e salve tutte le ragazze e cessare tutti gli attacchi contro la popolazione civile.
"Il sequestro e la continua prigionia delle ragazze costituiscono crimini di guerra, i cui responsabili devono essere portati di fronte alla giustizia. Gli attacchi alle scuole violano il diritto all'istruzione e devono essere fermati immediatamente" - ha concluso Belat.

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