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Mercoledì, 18 Mar 2026

La Battaglia di Hacksaw Ridge, di Mel Gibson, con Andrew Garfield, Teresa Palmer, Sam Worthington, Vince Vaughn, Luke Bracey, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Richard Roxburgh, durata 131’, nelle sale dal 2 febbraio 2016, distribuito da Eagle Pictures.

Recensione di Luca Marchetti

Mel Gibson è tornato. Non solo l’attore ha deciso di ripresentarsi dietro la macchina da presa a dieci anni da Apocalypto, la sua ultima regia, ma con La Battaglia di Hacksaw Ridge Gibson è finalmente rientrato nel grande giro hollywoodiano.

Dopo anni di problemi personali, figuracce, flop commerciali e processi, la star di Braveheart è stata finalmente “perdonata” dall’industria cinematografica e la sorprendente nomination all’Oscar come miglior regista sta a dimostrare questa salvifica riconciliazione.

L’occasione per riaccogliere il figliol prodigo Mel è stata l’uscita e il successo de La Battaglia di Hacksaw Ridge, racconto dell’incredibile storia di Desmond T. Doss, il primo obiettore di coscienza nella storia degli Stati Uniti premiato con la Medal of Honor per i meriti militari. Doss, infatti, era un avventista del settimo giorno della Virginia che, pur professando un rifiuto assoluto verso l’utilizzo di qualsiasi arma da fuoco, prese parte come soccorritore durante la guerra contro i giapponesi, salvando ben 75 soldati feriti (di entrambi gli schieramenti).

Era naturale che una figura straordinaria (soprattutto se inserita in un contesto propagandistico come la storia militarista americana) come quella di Doss, meritasse un racconto cinematografico esclusivo. L’approccio borderline e assurdamente retorico di Gibson, poi, ha trasformato la sua storia dalle umili pretese edificanti in un film colmo di un raro e classico epos. Il viaggio di Desmond, dalla provincia rurale americana piena di conflitti (il padre alcolizzato, le cicatrici della grande guerra, le ansie atroci del nuovo conflitto) fino ai campi di battaglia dove assurgere al rango di Eroe, rispecchia molte delle caratteristiche care ai protagonisti del cinema di Gibson.

Come William Wallace o Gesù Cristo, Doss sembra muoversi consapevole di dover obbedire a una missione, accettando il ruolo del predestinato, sempre con qualche dubbio, ma orgoglioso di essere dalla parte giusta. Gibson, come in alcuni racconti avventurosi e semplicistici, confeziona un cinema atemporale ed eccessivamente manicheo, dove i nemici sono caricature e mostri, pronti a essere spazzati via dal sacrificio di un uomo giusto.

Nonostante il suo (ingenuo? contraddittorio? bigotto?) sguardo, l’attore-regista rimane uno dei pochi cineasti capaci di trasformare le proprie storie (e questo Hacksaw Ridge è stato un progetto in cui Gibson si è imbattuto quasi per caso) in racconti antichi, in film privi di sfumature, dove il Male e il Bene hanno compiti e posizioni ben precisi. Senza dimenticarci la sua bravura nel gestire il set o la sua capacità di creare scene di battaglia convincenti ed emozionanti anche con budget ridotti, questo probabilmente è il talento cinematografico maggiore del regista: il desiderio di vivere fino in fondo, senza tentennamenti, il suo, immediato, Cinema d’altri tempi.

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critico cinematografico

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