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Venerdì, 30 Gen 2026

Il tramonto della politica. Considerazioni sul futuro del mondo di Emanuele Severino, Editore Rizzoli, Milano, 2017, pp.284, euro 20.

L’autore non ha bisogno di presentazioni, essendo uno dei più importanti filosofi del nostro tempo. In questa sua ultima fatica, egli riprende e sviluppa temi che gli sono cari e sui quali spesso si è esercitato in questi ultimi trent’anni, lasciandoci, come sempre, notevoli contributi: da La tendenza fondamentale del nostro tempo (1988) a Il declino del capitalismo (1993), da Il destino della tecnica (1998) a Capitalismo senza futuro (2012).

La riflessione prende qui spunto dalle tensioni che hanno attraversato tutta la storia del ventesimo secolo, segnato dall’esplosione della globalizzazione, dalle migrazioni di massa, dalla crisi economica (la più lunga dal 1929, iniziata nel 2008 e dalla quale forse stiamo uscendo solo adesso), dalla incombente presenza del terrorismo di matrice islamica, tanto per citare i fenomeni più rilevanti. Secondo l’autore, a questi problemi la politica non sa trovare soluzioni: non all’interno dei singoli Paesi, dove ha ceduto all’economia il governo della società; né a livello internazionale, dove ogni forma di cooperazione tra gli Stati viene sacrificata all’egoismo di ciascuno di essi.

Emarginata la politica, al capitalismo non resta che sfruttare le enormi potenzialità della tecnica, ma questa da serva si sta trasformando in padrona, conducendo il capitalismo alla morte. Non solo il capitalismo, per la verità, ma tutte le grandi forze del passato sono destinate a essere sconfitte dall’avvento della tecnica “che potrà compiersi pienamente solo quando quest’ultima potrà godere del sostegno della filosofia e raggiungere il proprio scopo: realizzare tutto quanto è possibile”. Sta qui la tesi centrale del libro, ossia il passaggio dalla gestione, prima politica e da ultimo economica, dei processi politici ed economici alla loro gestione tecno-scientifica. Tramonto della politica e delle altre grandi forze oggi viventi e avvento del dominio tecnico “sono la coerenza estrema del modo in cui l’Occidente è venuto alla luce” e si è sviluppato, in quanto sempre immerso in un incessante” divenire”. Come avverte l’autore, “nemmeno queste pagine dicono che cosa si debba fare … esse mostrano ciò che è destinato ad accadere e pertanto ciò che la volontà è destinata a volere”.

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