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Venerdì, 30 Gen 2026

Proprio nel giorno in cui a Palermo si apriva il processo di appello per l’omicidio ad opera della mafia di Mauro Rostagno, la Facoltà di Sociologia dell’Università d Trento ne ha celebrato l’impegno civile, con l’apposizione di una targa collocata nell’edificio di via Verdi.

Rostagno, infatti, si era laureato in Sociologia nel 1970 nell’Ateneo trentino, con una tesi di gruppo su Rapporto tra partiti, sindacati e movimenti di massa in Germania.

«L’Università di Trento – ha detto Mario Diani, direttore del Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale salutando gli studenti che hanno partecipato all’iniziativa – ha avuto bisogno di 28 anni per decidere di ricordare un suo vecchio studente, certo “impertinente”, caduto per mano mafiosa. Tanti quanti saranno serviti alla giustizia – sempre che la sentenza di primo grado venga confermata – per identificare i suoi assassini».

Rostagno, studente di Sociologia a Trento alla fine degli anni Sessanta, venne ucciso il 26 settembre 1988 in Sicilia per il suo impegno nel giornalismo investigativo e nella denuncia delle collusioni politico-mafiose.

«Ricordare Rostagno – ha ripreso Diani – significa innanzitutto dire che la lotta alla criminalità organizzata non può dipendere esclusivamente dall’azione delle forze dell’ordine, ma richiede anche un’opinione pubblica e in particolare un sistema dell’informazione attenti e partecipi».

Su Mauro Rostagno «eroe civile e interprete di un coraggioso giornalismo d’inchiesta sino al sacrificio della vita» si è soffermato Fabrizio Ferrari, presidente dell’Associazione Sociologia Trento 1962, che ha collaborato con il Dipartimento nell’organizzazione dell’iniziativa.

«L’aver posto l’iscrizione alla memoria di Rostagno nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale – ha sottolineato Ferrari – è un atto di alto valore morale perché vuole ricordare alle future generazioni, chi, educato in Via Verdi, ha pagato con la vita l’affermazione della legalità. Da giornalista dico che il nome di Mauro si aggiunge alla lunga lista di quei colleghi che sono morti per la libertà, la democrazia e la legalità. È una lista di nomi purtroppo assai lunga, di eroi spesso dimenticati».

Per Diani, «Rostagno ha rappresentato una via di uscita non violenta e non moralistica dalla stagione dei movimenti di protesta degli anni ’60 e ’70 che può fornire un esempio anche per la situazione odierna».

Alla cerimonia è intervenuta anche Cecilia Meggio, in rappresentanza degli studenti e delle studentesse di Sociologia di oggi. «Abbiamo intrapreso un percorso di riscoperta degli anni e delle persone chiave che hanno caratterizzato la storia del nostro Dipartimento. Vorremmo che questa targa segnasse non tanto la fine di questo percorso, ma un nuovo inizio. Di Rostagno ricorderemo l’impegno civile che ebbe da studente nel promuovere i valori della solidarietà e del bene comune».

Sul processo di appello, in corso a Palermo da una settimana, per l’assassinio di Rostagno, sulla cui matrice mafiosa ormai non sussistono dubbi, Articolo 21 ha dedicato un importante articolo a firma di Rino Giacalone, che ripercorre le tappe di una vicenda caratterizzata da tanti, troppi depistaggi.

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