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Domenica, 25 Ott 2026

di Roberto Tomei

L’articolo della scorsa settimana, dal titolo Ingv: servono davvero i membri del cda eletti dal personale? Falzone:”Si dimettano”, un risultato, seppur assai magro, l’ha prodotto: la resurrezione dei due membri del cda eletti dal personale.

Alessandro Pino e Antonio Meloni, infatti, facendo riferimento all’articolo del Foglietto, si sono svegliati e hanno inviato un lungo messaggio urbi et orbi, nel tentativo, mal riuscito, di dimostrare tutto il loro attivismo all’interno del consiglio di amministrazione dell’Ingv, reo di averli ascoltati, ma solo in parte, anche se nessuno è venuto a saperlo.

Tutta colpa dell’avversa maggioranza di nomina ministeriale del cda (Stefano Gresta, Domenico Giardini e Bernardino Chiaia), che della più completa e totale trasparenza, asseritamente richiesta dalla strenua minoranza, proprio non ne ha voluto sapere.

Come dire: gli eletti dal personale ce l’hanno messa tutta, ma proprio tutta. Insomma, è mancata la fortuna ma non il valore.

Al personale, in pratica, spetta di conoscere soltanto le “conclusioni operative”, che altro non sono che il liofilizzato del verbale del cda.

Manco a dirlo, delle opinioni dissenzienti e dei voti contrari, non c’è mai traccia.

E tuttavia quel poco che trapela dalla stanza dei bottoni dell’Ingv viene presentato dai due coriacei e battaglieri eletti dal personale come “una grande novità rispetto al passato”, come dire che la legge del taglione costituisce una evoluzione rispetto a quella della giungla.

C’è tuttavia chi non si accontenta del liofilizzato e, sconfortato, rammenta a se stesso che, alla fin fine, i due eletti, ai quali i verbali dovrebbero essere dati dopo l’approvazione, in copia conforme all’originale, ben potrebbero diffonderli al personale, non essendo, salvo prova contraria, gli stessi coperti da segreto né di Stato né militare.

Resta il fatto che, a tutt’oggi, sui tanti rilievi, e non di poco conto, sollevati dal Foglietto nei confronti della gestione dell’ente affidata al direttore generale Massimo Ghilardi, non una parola, almeno ufficialmente, pare sia stata detta da Pino e Meloni. Poiché si dice che “chi tace acconsente”, dobbiamo registrare al riguardo l’opinione dissenziente dei due rispetto a quanto da noi reiteratamente contestato.

Tra i “successi” rivendicati di fronte al personale da Pino e Meloni, ci sarebbe quello di aver ottenuto – non riusciamo a immaginare con quanta fatica – “la pubblicazione anche di alcuni verbali integrali”.

Per la precisione, si tratta di tre verbali su un totale di ventisei. Nessun “integrale” negli anni 2011 e 2013. Ma è solo un dettaglio.

Quanto al 2013, segnaliamo ai due eletti dal personale che, magari senza erculea fatica, potrebbero far colmare la lacuna della mancanza sul sito dell’ente del verbale (o delle conclusioni operative) n. 10, visto che si passa dal 9 all’11. Natura non facit saltus, ma neppure la burocrazia se lo può permettere!

Il verbale mancante, se non andiamo errati, dovrebbe essere quello relativo alla riunione, tenutasi il 10-11 settembre in quel di Grottaferrata, presso il Park Hotel “Villa Grazioli”, dalla quale sarebbero dovute emergere indicazioni decisive sulle magnifiche sorti e progressive dell’Ingv.

Con l’occasione, visto che siamo in tema, in tanti si sono chiesti se Pino e Meloni abbiano avuto o meno da ridire sulla opportunità della scampagnata ai Castelli romani che, pare, qualche migliaio di euro sia costata al contribuente.

Magari anche la gita fuori porta non si poteva evitare, ma il personale forse si sarebbe accontentato anche di sapere che Pino e Meloni avevano manifestato la loro “opinione dissenziente”.

Quand’anche questa opinione fosse stata espressa, c’è comunque chi non si accontenta.

Tra questi Giuseppe Falzone, coordinatore nazionale Usi-Ricerca/Ingv il quale, nel ribadire l’improcrastinabilità delle dimissioni dei due membri del cda eletti dal personale, ha ulteriormente lamentato “la scarsa incisività della loro azione, che traspare chiaramente anche dal resoconto fatto dagli stessi al personale, dove nulla si dice sulla perdita di prestigio dell’ente, della lentezza con la quale si procede a espletare nuovi concorsi da mesi banditi, ma soprattutto sulla drammatica situazione dei lavoratori precari, molti dei quali, alla luce delle recenti disposizioni legislative, rischiano non solo di non essere stabilizzati ma, addirittura, di essere espulsi dall’ente alla fine del contratto”.

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