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Domenica, 22 Mar 2026

E’ polemica a Latina e dintorni dopo la decisione dei competenti Uffici della Provincia di autorizzare, per il periodo novembre 2014-ottobre 2015, la caccia ai cinghiali utilizzando carabine dotate di ottica di mira anche durante le ore notturne, con l’ausilio di fari o visori, sia da autoveicoli, sia da appostamento fisso, con interventi in girata, purché realizzati con l’ausilio di un unico cane abilitato come “limiere” dall’Enci.

Il ricorso a tale modalità, che - secondo il portale h24 notizie - avrebbe ottenuto parere positivo da parte dell’Ispra, viene giustificato con la necessità di contenere la specie cinghiale, a seguito degli ingenti danni alle colture ed alle cose, provocati da questo animale e con il fallimento dell’attività di selezione effettuata utilizzando apposite strutture chiamate altane.

Di diverso avviso, però, le associazioni animaliste che, da sempre, per controllare e mantenere nei giusti limiti la popolazione dei cinghiali e i danni prodotti, suggeriscono vari metodi incruenti e poco costosi: recinzioni elettrificate, sterilizzazione, foraggiamento dissuasivo, campi coltivati a perdere, recinti odorosi, reti di protezione, segnaletica stradale, dispositivi ottici riflettenti ecc. già utilizzati efficacemente in altri paesi del mondo.

Ma il sistema più semplice ed efficace, fra tutti, sarebbe quello di vietare l’allevamento, il trasporto, la vendita di animali vivi.

Per la Lav (Lega Antivivisezione), infatti,i cacciatori dimenticano di dire che il piccolo cinghiale autoctono, meno prolifico, del peso di circa 70 kg., è quasi completamente scomparso dall’Italia. Sterminato. Non dicono – scrive sempre la Lav -  che in Sicilia il cinghiale era storicamente assente, che nei colli Euganei, nel Conero, nel triangolo lariano, a Caprera e in altre zone il cinghiale non era presente e che ora c’è.

I cinghiali per i quali si richiedono a grandi voci gli abbattimenti selettivi in ogni periodo dell’anno, sono i cinghiali alloctoni, proveniente dai paesi dell’Europa orientale, pesanti circa 200 kg. e molto più prolifici.

Ma – si chiede la Lav - com’è arrivato questo cinghiale a popolare la macchia italiana? Attraverso le importazioni, introduzioni e ripopolamenti promossi dagli stessi cacciatori (quegli stessi cacciatori che oggi invocano la mattanza).

Alle importazioni si aggiungono gli allevamenti, spesso abusivi, che, soltanto in Piemonte, sarebbero addirittura 144.

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