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Lunedì, 23 Mar 2026

Da un comunicato stampa dell’Istituto superiore di sanità (Iss) del 14 novembre, abbiamo appreso che, grazie alla sigaretta elettronica, un fumatore su due smette di fumare la sigaretta tradizionale, con una significativa riduzione del danno respiratorio.

A certificarlo è l’Osservatorio fumo, alcol e droga dello stesso Istituto superiore di sanità, che sul tema ha svolto una ricerca in collaborazione con il Centro antifumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

Lo studio è stato effettuato su un campione di soli 34 fumatori, ma i responsabili gli annettono grande importanza.

Che cosa è accaduto?

In concreto, sono stati presi appunto questi 34 fumatori, età media 40 anni, in prevalenza maschi (18 unità) ma con una nutrita rappresentanza femminile (16 unità), e si è visto che, già dopo il primo mese, il 74% utilizzava la sola sigaretta elettronica, un 18% fumava questa insieme a 5 sigarette normali e solo l’8% non smetteva di fumare, continuando a far uso delle normali sigarette.

Gli autori dello studio hanno detto che esperimenti come questo sono importanti per decidere il destino della sigaretta elettronica, in quanto di tale strumento consentono di comprendere opportunità e limiti.

Potremmo sbagliarci, ma ci sembra di essere di fronte, almeno da parte dell’Iss, a un drastico quanto repentino ripensamento della sua posizione nei confronti della sigaretta elettronica, che finora vedeva - ci si passi l’espressione - come il fumo negli occhi, al punto da innescare, con un comuncato del 31 agosto scorso una polemica con il famoso oncologo Umberto Veronesi, di cui si era occupato Il Foglietto del 8 settembre.

Per carità, si sa che la scienza non è altro che una confutazione di errori, sicché è giusto, anzi doveroso, cambiare opinione di fronte a verifiche empiriche inoppugnabili.

Restiamo nondimeno stupiti davanti a questo deciso revirément dell’Iss, memori che appena due mesi fa quest’ente, dichiarandosi, tra l’altro in linea con le posizioni dell’Oms, considerava la sigaretta elettronica non innocua e poco idonea a far smettere di fumare.

Basterà poi un campione di soli 34 fumatori? Allora aveva ragione Veronesi!?!

Rebus sic stantibus, mentre ci inchiniamo di fronte alla scienza, non riusciamo ad allontanare da noi il dubbio che forse la questione debba essere meglio approfondita.

A proposito: l’Oms è sempre della stessa opinione?

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