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Lunedì, 23 Mar 2026

E’ solo questione di giorni e per Giorgio Alleva, presidente dell’Istat dal luglio scorso, ci dovrebbe essere il battesimo con il primo provvedimento di notevole rilevanza per l’Istituto nazionale di statistica: la nomina del nuovo direttore generale, incarico vacante da più di un anno, dalla scadenza naturale del mandato che Enrico Giovannini, predecessore dello stesso Alleva, aveva conferito a Maria Carone, dirigente della Ragioneria generale dello Stato.

Nei quattro mesi trascorsi, infatti, Alleva – che prima della sua nomina al vertice dell’ente, innanzi alle commissioni parlamentari al 6° punto del suo programma aveva promesso azioni specifiche “volte alla deframmentazione delle unità organizzative, all’integrazione e allo scambio delle competenze mediante innalzamento del turnover e della rotazione interna dei ruoli e delle funzioni, all’introduzione della programmazione per obiettivi e di un sistema di valutazione su cui fondare le scelte” – ha sostanzialmente mantenuto lo status quo, senza muovere nulla nello scacchiere dirigenziale di via Balbo, prorogando fino al 30 giugno 2015 gli incarichi scaduti sia dei direttori di dipartimento che dei direttori centrali e addirittura fino al 30 settembre 2015 quelli dei dirigenti dei servizi di produzione e ricerca e degli uffici territoriali.

Sulla scrivania di Alleva ora ci sono le candidature di numerosi aspiranti alla seconda carica dell’Istat, sia interni che esterni all’ente, frutto di un bando pubblicato il 2 agosto 2013, i cui termini sono stati incredibilmente riaperti per ben due volte, l’ultima delle quali il 9 ottobre scorso, con scadenza 6 novembre.

Salvo ulteriori riaperture di termini, sempre possibili ormai, l’elenco degli aspiranti dovrebbe essere più che sufficiente per consentite ad Alleva di fare la scelta, dopo aver sentito il Consiglio dell’Istat, siccome previsto dal regolamento.

Mentre ai piani alti dell’ente impazza il toto nomine, a godere dei favori del pronostico sembra essere l’attuale direttore amministrativo dell’Istituto, Paolo Weber, che da più di un anno riveste anche la carica di direttore generale reggente.

Ma c’è chi è pronto a giurare che il nome del nuovo n. 2 dell’Istat uscirà dall’elenco dei candidati che si sono proposti a seguito dell’ultima riapertura dei termini. Quella voluta da Giorgio Alleva.

Intanto, all'Istat il malcontento tra il personale aumenta giorno dopo giorno, per la situazione di stallo in cui versa la contrattazione integrativa, a causa del disinteresse di un'amministrazione sorda a tutti i solleciti rivolti da Usi-Ricerca, per la soluzione di problematiche che toccano la busta paga dei lavoratori, il cui potere di acquisto risulta fortemente ridotto dal blocco del contratto nazionale che si perpetua dal 2009.

Eppure, come abbiamo avuto modo di sottolineare in un nostro precedente articolo, Alleva, nel suo messaggio inviato al personale dell’Istat all'atto del suo insediamento, aveva, tra l’altro, scritto: “Sarà mia cura assicurare il benessere del personale, apprezzandone le competenze e le aspettative di carriera, assicurando la qualità del luogo di lavoro, favorendo la conciliazione del lavoro con esigenze personali o famigliari”.

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