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Sabato, 01 Ago 2026

La risposta è anche e forse soprattutto nella diversità geologica delle montagne e nell'interazione tra CO2, foreste, acqua e rocce.

La CO2 in acqua forma acido carbonico che attacca e scioglie vari tipi di rocce, soprattutto calcaree (carsismo). Così quella prodotta dalla respirazione delle radici e delle componenti vitali del suolo forestale non esala in atmosfera ma reagisce ed è inglobata pressoché completamente nel ciclo dell'acqua. Questa azione di scioglimento è lenta ma imponente. Si formano così per "lisciviazione" (così si chiama tecnicamente) rocce alveolate, simili a spugne, e fessurazioni, cavità, grotte, invasi sotterranei che trattengono acqua sul territorio. Rocce che inizialmente erano compatte, ma grazie alle foreste, con la CO2 esalata dalle radici e da tutte le forme di vita del suolo, sono divenute giganteschi serbatoi che si riempiono nel tempo d'acqua meteorica che dalle sorgenti copiose continuano ad alimentare i fiumi anche in assenza di precipitazioni recenti.

Ove le rocce sono granitiche, o comunque inattaccabili dalla CO2, i fiumi dipendono più direttamente dalle piogge e dallo scioglimento delle nevi. Se non arriva acqua vanno in magra o in secca, come sta avvenendo nelle Alpi piemontesi e occidentali in genere.

Gli alberi, le foreste, assicurano pioggia in vari modi, conservazione dell'acqua sul territorio ma la natura geologica e mineralogica delle montagne conta moltissimo. Ad esempio, il fiume di Pescara, con una portata media annua di 50 metri cubi al secondo, ha il 75 % delle sue acque provenienti da sorgenti carsiche che hanno accumulato acque per decenni. A vederlo attualmente non sembra soffrire molto dalla prolungata assenza di piogge. Porta acqua caduta dal cielo in tempi passati. Ciò significa che le strategie di gestione dell'acqua debbono essere diverse a seconda delle situazioni geologiche e non solo climatiche.

Ma ricordiamoci che, in ogni caso, i boschi e le foreste sono nostri alleati nel darci acqua pura e di buona qualità, e fiumi puliti. Entro, ovviamente, certi limiti.... perché anche le copiose sorgenti carsiche mostrano diminuzione delle portate e, prima o poi, anch'esse rischiano di seccarsi.… se la crisi si protrae per diversi anni.

Morale: rispettiamo, conserviamo e aumentiamo anche per questo il nostro patrimonio forestale e arboreo. E assumiamo un comportamento diverso nei confronti dell'acqua…

(3-fine)

Giovanni Damiani
Vice Presidente Nazionale di Italia Nostra
Già Direttore di Anpa e Direttore tecnico di Arta Abruzzo
facebook.com/giovanni.damiani.980
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Crisi idrica, bisogna fare pace con l’acqua
Crisi idrica nella crisi climatica: la febbre dei fiumi

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