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Mercoledì, 06 Mag 2026

Considerato spesso un fenomeno preoccupante solo per il settore agricolo, la siccità sta assumendo sempre di più una connotazione strutturale capace di arrecare seri danni all’intera collettività.

Le condizioni climatiche avverse, che si susseguono da decenni, stanno rientrando, ad ogni piè sospinto, nel perimetro della ordinarietà.

Le precipitazioni nel nostro Paese sono crollate del 45% (Isac-CNR) nei primi 4 mesi del 2022, rispetto alla media degli ultimi 30 anni, e l’Italia raccoglie solo l’11% dell’acqua accumulabile, sprecandone circa un terzo nella fase di distribuzione (un litro di acqua su 3 è andata persa nel 2020 (dati Istat).

Sprechiamo il 90% dell’acqua accumulabile, a causa di un ritardo infrastrutturale cronico non più sostenibile, con una capacità di raccolta pari a 33,3 mila metri cubi a KM2, piazzandoci al dodicesimo posto, dopo la Slovacchia (FAO-Acquasat).

La FAO ci ricorda, infine, che circa 3,2 miliardi di persone vivono in aree agricole ad elevata scarsità di acqua e di queste circa 1,3 miliardi vivono in zone agricole aride o semi desertiche. A fare due conti, appare evidente che il cambiamento climatico, con la conseguente minore intensità delle precipitazioni, rischia di mettere in ginocchio il 70% dell’agricoltura globale, con forti ripercussioni sulla possibilità di accesso al cibo da parte della popolazione mondiale.

Le prime avvisaglie concrete le abbiamo avute in Italia quest’anno, con lo stato di emergenza richiesto da alcune Regioni e con il razionamento dell’acqua potabile per altre.

Abbiamo un altro record in Italia quest’anno, l’Earth Overshoot day (la data in cui la popolazione ha già consumato le risorse biologiche che la terra riesce a rigenerare in un anno intero) è stato raggiunto il 15 maggio scorso, con due mesi di anticipo rispetto a quello mondiale.

Dal 15 maggio, quindi, stiamo accumulando un debito verso le risorse naturali del pianeta, che sarà pagato dalle future generazioni, perché siamo il secondo Paese più consumatore al mondo dopo il Giappone, con la Svizzera al terzo posto e la Gran Bretagna al quarto.

In soldoni, confermando lo stato dell’arte nel consumo di ogni cittadino, abbiamo bisogno delle risorse di 5,3 ”Italie” per azzerare il debito (sic!). E non basta, perché siamo “primatisti” anche nello spreco del cibo con circa 30 KG a testa buttati nella spazzatura ogni anno, che costano quasi 11 miliardi in valore, con un aumento del 15% nel 2021 rispetto al 2020 (dati Waste Watcher International).

Ad avviso di chi scrive, non c’è tempo per ulteriori riflessioni, ci rimane solo il tempo di agire, per porre in essere una inversione di tendenza utile a far fronte alla grande sfida di sovranità e di sicurezza alimentare (intesa come accesso al cibo) per le comunità e le generazioni future e per diventare protagonisti “veri” nella lotta al cambiamento climatico.

E’ una sfida che riguarda ciascuno di noi e non gli altri. Che, ancora una volta, siamo noi.

Vito Amendolara
Presidente Osservatorio Dieta Mediterranea

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