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Venerdì, 30 Gen 2026

di Rocco Tritto

Il decreto “salva Italia” (decreto legge n. 201/2011) è servito. Domenica scorsa, all’ora di cena, nelle case di molti italiani onesti, che da sempre pagano fino all’ultimo centesimo di imposte, Mario Monti, attraverso gli schermi televisivi, ha annunciato che, ancora una volta, saranno loro, e non coloro che hanno ingenti rendite mobiliari e immobiliari, a farsi carico dell’enorme onere che, secondo il premier, dovrebbe salvare l’Italia.

Quanti, tanti, si erano illusi che il governo dei professori, che nessuno ha mai eletto, si sarebbe ispirato nella sua azione a principi di equità e giustizia sociale, sono rimasti profondamente delusi. Chi sperava che finalmente per migliaia e migliaia di evasori e speculatori le ore erano contate, non ha saputo nascondere il proprio disappunto.

A pagare un salatissimo conto, conseguenza di politiche colposamente inique e molto spesso clientelari, attuate da tutti i governi succedutisi alla guida del paese dal dopoguerra a oggi, saranno come sempre i lavoratori a reddito fisso, i pensionati e i pensionandi.

Se il potere di acquisto degli stipendi dei lavoratori dipendenti, bloccati fino al 2017, è destinato a essere eroso in maniera consistente da un’inflazione in forte ascesa, non  meno colpiti appaiono i pensionati con assegni di importo al limite della sopravvivenza, che devono dire addio all’indicizzazione all’inflazione.

Ma la scure di Monti, Fornero & co. si è abbattuta anche sui lavoratori prossimi al raggiungimento della soglia dei 40 anni di contributi, che da sempre dava diritto alla pensione.

Costoro, nelle ultime settimane, sono stati messi alla gogna, grazie a una inqualificabile campagna di stampa, come se fossero i responsabili della crisi italiana. Il risultato è stato che ora, dal prossimo 1° gennaio 2012, se vogliono andare in pensione senza attendere 66 anni (gli uomini) e 62 (le donne) dovranno maturare 42 anni e un mese di versamenti (gli uomini), e 41 anni e un mese (le donne), con una penalizzazione del 2% per ogni anno mancante ai 62 anni anagafici. A ciò si aggiunga che sempre dal prossimo 1° gennaio scatterà il sistema contributivo pro-rata per tutti.

Eppure equità e giustizia sociale avrebbero richiesto, prima di “aggredire” pensionati e pensionandi, il ricorso alla “patrimoniale”, chiamando a pagare chi detiene la ricchezza mobiliare e immobiliare del paese; gli evasori; gli speculatori e i tanti politici che riscuotono scandalosi vitalizi.

A gioire per le decisioni del governo è stata Confindustria, con ciò dimostrando che quello succeduto allo sciagurato governo Berlusconi è un esecutivo iniquo, espressione dei poteri forti italiani e internazionali.

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