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Sabato, 24 Ott 2026

di Adriana Spera

In Italia, si tende sempre ad essere esterofili, si scimmiottano altri paesi sperando di raggiungere i medesimi livelli ma si dimentica che l'eccellenza si raggiunge investendo cospicue risorse.

Negli ultimi anni ci si è esercitati a fare "le nozze con i fichi secchi" nel settore della ricerca, dove nel 2011 si è investito appena lo 0,60% del Pil, ma si è deciso di porre in essere sistemi di valutazione.

Un'idea che viene da lontano, più o meno tutti i governi succedutisi dal 1989 ad oggi - mentre continuavano a definanziare la ricerca pubblica fino a condurla in coda ai 27 paesi che costituiscono l'Europa -  ne hanno fatto un totem.

Tutte le compagini hanno predicato la meritocrazia e praticato familismo e manuale Cancelli. Risultato: migrazione di cervelli, sottoinquadramento di quelli rimasti, pochi brevetti. La ricerca continua a ricevere finanziamenti sulla base del destinatario, sia esso il singolo ente o il barone di turno, ben affiatato con gli organismi erogatori  e spesso non sulla base dell'utilità sociale e dello sviluppo scientifico.

Al fine di condurre le predette valutazioni il governo Prodi ha istituito nel 2006 l'Anvur. Un organismo che ad oggi ha fatto ben poco. Unico dato certo è che il solo Consiglio Direttivo composto da professori universitari costa all'erario 1.381.000 euro.

L'ultima trovata si chiama Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR), riguarderà oltre alle Università anche gli Enti Pubblici di Ricerca vigilati dal Miur  e sarà condotta da 14 Gruppi di Esperti per la Valutazione, per un totale di 453 persone fisiche, nella maggior parte docenti universitari del Nord nominati dallo stesso Anvur. Pochissimi i rappresentanti degli Epr e forse per questo i ricercatori del settore saranno valutati con criteri ben più selettivi degli universitari. Ad esempio, dovranno avere almeno sei pubblicazioni con valutazione positiva anziché tre.

Non avranno alcuno strumento per difendere il proprio lavoro, visto che i veri valutatori saranno esperti esterni che resteranno anonimi. Obiettivo dichiarato arrivare ad una Valutazione del Sistema Nazionale della Ricerca per aree e a cascata delle strutture, dei dipartimenti e delle attività dei singoli ricercatori o tecnologi, che verranno tutti classificati.

L'obiettivo reale è quello di premiare gli enti virtuosi oppure di chiudere o definanziare quelli poco produttivi? Non è dato sapere.

Una cosa è certa: non si possono comparare e valutare, come sta per accadere, realtà assai diverse tra loro, sia per disponibilità di risorse che di strutture e management.

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