Giornale on-line fondato nel 2004

Mercoledì, 18 Mar 2026

Fra le molte circostanze che influenzano l’andamento dei prezzi, l’andamento dell’offerta e della domanda in qualche modo le sommano tutte, anche se ovviamente non le esauriscono. Nel senso che la quantità di beni e servizi richiesti e la loro disponibilità sui mercati impattano sui prezzi notevolmente, specie quando hanno andamenti molto diversi dai loro trend storici.

La qualcosa si è verificata durante la pandemia, quando alla crisi dell’offerta, determinata dal blocco delle produzioni, si è associato una forte domanda seguita all’allentamento delle restrizioni. Una domanda ben fornita di risorse, peraltro, visto che ai risparmi forzosi accumulati da molti durante le chiusure si sono associati gli stimoli fiscali e monetari concessi dai governi.

Questa tempesta perfetta ha iniziato visibilmente a schiarirsi l’anno scorso, quando la disinflazione è divenuta più robusta, sommandosi stavolta al ritiro degli stimoli l’aumentata produzione e una domanda mitigata dagli eccessi del 2022.

 

Il grafico sopra ci consente di apprezzare le differenze fra paesi molto diversi fra loro, che però hanno in comune una cosa: il contributo dell’offerta è stato per tutti negativo. Nel senso che ha diminuito la pressione sui prezzi. Notate che in molti dei paesi osservati – il caso americano è importante – anche la domanda ha contributo alla disinflazione. Nel senso che la gente ha chiesto meno beni e servizi, a fronte di una maggiore disponibilità di beni e servizi.

due movimenti si sono quindi sommati e hanno contribuito al forte rallentamento dei prezzi che si osservato in corso d’anno, e questa è sicuramente una buona notizia.

Quella meno buona è che la disinflazione non è stata uniforme. Nei paesi Ocse si osserva una persistente inflazione dei servizi, tanto per cominciare.

 

In secondo luogo, proprio l’entità di questa disinflazione l’anno scorso solleva interrogativi sulla sua solidità. Andiamo verso un mondo in cui ci saranno meno beni e servizi del 2023, visto che la crescita (ossia la produzione) ha rallentato, mentre la domanda su alcuni settori rimane molto tirata. Esiste la probabilità che i due effetti combinandosi esprimano una tendenza diversa da quella osservata, specie se i governi vorranno provare a raffreddare l’economia senza troppi traumi. Fra quello che è successo e quello che succederà c’è sempre un legame. E solo il tempo, purtroppo o per fortuna, ci può dire come si sciolga.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
Twitter @maitre_a_panZer
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

L’inarrestabile crescita del debito dei paesi emergenti

Saranno pure paesi emergenti, ma sulla strada del debito non hanno nulla da imparare da quelli...
empty alt

Debito comune UE in crescita, ma in maniera silenziosa

Zitto zitto e lento lento, il debito comune dell’Ue fa capolino sui mercati, grazie soprattutto...
empty alt

Pi Greco Day, spettacolare celebrazione dell’Università di Pisa

Per il Pi Day, l’Università di Pisa ha scelto un omaggio originale e spettacolare: un gigantesco...
empty alt

Contraddizioni italiane, l’occupazione cresce ma il Pil è quasi fermo

I conti economici del 2025 restituiscono un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Da un...
empty alt

8 marzo 415 d.C. Il femminicidio di Ipazia

Matematica, astronoma e filosofa, Ipazia fu uccisa ad Alessandria d’Egitto nel marzo del 415 d.C....
empty alt

“Gli occhi degli altri”, film di notevole intensità emotiva e passionale

Gli occhi degli altri, regia di Andrea De Sica, con Filippo Timi (Lelio), Jasmine Trinca (Elena),...
Back To Top