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Venerdì, 23 Ott 2026

Non bastava il Governo a mettere le mani nelle tasche degli italiani, con la doppia manovra estiva, che tra le altre misure inique ha prorogato ulteriormente il blocco degli stipendi ed ha aumentato l'Iva.

Ora ci si mettono anche i sindacati confederali, che, con toni trionfalistici, hanno esultato per l'accordo con il quale nasce il fondo pensioni Sirio, che interesserà 250 mila lavoratori del pubblico impiego, tra cui quelli di università e ricerca.

Accantonati i dissapori e le divisioni, Cgil, Cisl e Uil hanno ritrovato all'improvviso l'unità e con un comunicato stampa congiunto hanno annunciato il lieto (per loro) evento. Abbandonata al suo destino la difesa delle retribuzioni dei pubblici dipendenti, la triade confederale si preoccupa però del futuro previdenziale, concertando con l'Aran la spartizione dei posti nei consigli di amministrazione del fondo pensioni, unica vera ragione di questa operazione.

Infatti, in un momento in cui le borse affondano e gli investimenti in obbligazioni non sono esenti da rischi, è indecente proporre ai lavoratori di rinunciare al meccanismo di rivalutazione certo del Tfr, per aderire a forme di previdenza complementare dal rendimento tutt'altro che sicuro ed affatto garantito. Con il rischio che, dopo una vita passata a lavorare, anziché una liquidazione con la quale affrontare i disagi della terza età, ci si può ritrovare con un pugno di mosche in mano.

Da un sindacato serio i lavoratori pretendono la difesa dei loro diritti, la salvaguardia del potere d'acquisto delle retribuzioni, la tutela dei servizi pubblici erogati dallo Stato e dagli enti locali ai più bisognosi, la lotta alla piaga della disoccupazione giovanile. Non certo la corsa ad accaparrarsi poltrone nei cda o a trasformarsi in promotori finanziari.

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