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Mercoledì, 12 Ago 2026

Nel dire sul mio profilo fb ciò che penso sulla guerra in Ucraina e su quella riaccesasi fra Israele e palestinesi cerco in tutti i modi di sottrarmi alle emozioni sconvolgenti derivanti dalla visione televisiva della belluinità della guerra, degli attacchi e dei contrattacchi. Dei civili, innanzitutto donne e bambini, straziati dai terroristi di Hamas che sembrano e sono belve umane naziste.

Non per insensibilità, al contrario.

So, per antica esperienza, che i conflitti - anche quelli in cui non sembra esserci soluzione perché sprofondati nell'odio reciproco dei contendenti - per trovare una soluzione giusta che dia sicurezza e diritti a tutti gli attori in campo, soprattutto a quelli che ne sono privati da aggressioni, occupazioni, colonizzazioni varie, debbono trovare una via politica possibile nella situazione storicamente data.

Per questo, in riferimento oggi all'eterno conflitto fra israeliani e palestinesi, pur nell'orrore degli sgozzamenti o decapitazioni naziste di Hamas di donne e bambini o dei bombardamenti indiscriminati di rappresaglia israeliana su Gaza, mi sento di condividere tutti gli interventi politici, e per fortuna ce ne sono diversi, di chiunque miri a uscire dalla spirale storica dell'odio reciproco e della vendetta per fare appello alla ragione fortificata dall'analisi storica dei fatti del quadrante medio orientale.

Soprattutto di commenti analisi che vengono da parte ebraica - che a me piace identificare, con una certa speranza, nell'altra Israele - o anche da parte palestinese.

L'altro ieri il regista israeliano Amos Gitai, intervistato da "la Repubblica", ha detto, in sintesi, fra le altre cose molto critiche nei confronti di Netanyahu, una cosa sacrosanta: "dobbiamo cercare di mantenere una qualche dimensione di speranza, di costruire un diverso modus vivendi tra noi e i Palestinesi".

Questo, secondo me, non si può fare al di fuori della politica che deve dare soddisfazione al diritto dei palestinesi ad avere uno Stato che è anche il modo migliore per garantire la sicurezza di Israele.

Forse l'auspicio di Amos Gitai non è, in questo momento, prevalente fra gli israeliani come certamente non lo è tra i palestinesi. Ma se esso non prevarrà nell'una e nell'altra parte, la tragedia indotta dalla spirale dell'odio e della vendetta è destinata a ripetersi all'infinito.

La mia condanna per quel che ha fatto Hamas di belluino e nazista contro i civili israeliani è fuori discussione e fermissima perché è stata preceduta tante volte da quella per la politica israeliana intessuta di orrori magari più sofisticati e meno "emozionati" in Tv ma non meno belluini.

Mentre in TV e nel discorso pubblico, va in onda, come al solito, un doppiopesismo della destra ma non solo, rivoltante.

Da quella tragedia che tiene i palestinesi occupati e vessati da Israele e gli israeliani sempre insicuri nel loro Stato non se ne uscirà senza il ritorno alla razionalità politica e al suo frutto più importante: il compromesso politico possibile nella situazione data.

Come ai tempi di Rabin e Arafat.

Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7

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