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Lunedì, 16 Mar 2026

Si terrà giovedì prossimo, 6 novembre, alle ore 16, nell’Aula B- Edificio di Fisiologia Generale dell’Università La Sapienza, un dibattito pubblico sulla precarietà nel campo della Ricerca.

L’iniziativa precede di una settimana lo sciopero sociale del 14 novembre prossimo.

Da anni – si legge in un documento pubblicato su https://www.facebook.com/events/1559028924326624/ - i processi di precarizzazione e taglio delle risorse praticati da governi di ogni colore politico colpiscono l'Università e la Ricerca pubblica. Negli ultimi 10 anni, solo il 6,7% dei ricercatori precari ha avuto una assunzione, mentre il restante 93,3% sopravvive grazie a contratti a tempo determinato ed assegni di ricerca. Il 50% dei ricercatori universitari ha un contratto precario, una situazione notevolmente peggiorata dall'approvazione della legge 133 del 2008, che riduce drasticamente le risorse per le assunzioni. Solo l’1,3% dei ricercatori si dedica esclusivamente alla ricerca, mentre la gran parte è costretta a riparare alle carenze strutturali del sistema pubblico svolgendo altri ruoli, come ad esempio la docenza. Quest'assenza di garanzie e di prospettive ovviamente influisce notevolmente sulla possibilità di mettere in campo un progetto di ricerca a lungo termine, con tutte le relative conseguenze rispetto alla qualità della ricerca prodotta.

Eppure i governi che si alternano da anni ripetono che il futuro dei giovani e della ricerca sono punti cardine del loro programma politico, fondamentali per il rilancio di un paese che non offre alcuna prospettiva se non quella di fuggire all'estero.

Il governo Renzi con la legge di stabilità taglia 42 milioni al fondo di finanziamento per gli enti di ricerca ed elimina il comma che prevede un numero minimo di assunzioni a tempo indeterminato nella ricerca, approfondendo così il problema della precarietà. Inoltre taglia altri 430 milioni al fondo di finanziamento ordinario per le università. Con il Jobs Act rende evidente quale sia il destino dei giovani in questo paese: la precarietà a tempo indeterminato, fatta di lavoretti, salari irrisori, tirocini continui e non retribuiti. E' difficile pensare che di fronte a questi provvedimenti sia possibile un'inversione di tendenza rispetto alle politiche in ambito di ricerca pubblica.

Verso la giornata di sciopero sociale del 14 novembre, quando studenti, precari, lavoratori scenderanno in piazza contro le politiche del governo, per chiedere garanzie, diritti, salario, invitiamo tutti coloro che vivono i nostri dipartimenti, dagli studenti ai docenti, a prender parte a questo dibattito tematico portando la propria esperienza, proponendo elementi di opposizione allo status quo ed alternative praticabili.

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