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Sabato, 07 Nov 2026

di Luca Marchetti

The Counselor – Il procuratore di Ridley Scott, con Michael Fassbender, Penelope Cruz, Javier Bardem, Cameron Diaz, Brad Pitt, Bruno Ganz, Natalie Dormer, durata 117’, nelle sale dal 16 gennaio 2014 distribuito da 20th Century Fox.

A volte succede anche al più grande scrittore americano vivente, forse perché non troppo convinto del progetto, di scrivere un’opera sconclusionata e scialba, quasi al limite dell’autoparodia. Questo è lo sfortunato caso di The Counselor – Il procuratore, il tanto atteso film tratto da una sceneggiatura scritta esclusivamente per il cinema dal grande Cormac McCarthy (autore Premio Pulitzer di Non è un paese per vecchi, La strada e Figlio di Dio).

Quando venne annunciato che questo misterioso script era stato messo all’asta, tutti i più importanti studios di Hollywood vi si gettarono sopra con offerte milionarie. La spuntò Ridley Scott e i cattivi malignarono che sicuramente il regista britannico avrebbe rovinato tutto, per colpa del suo radicale spirito estetizzante. Strano a dirsi (per loro), è successo esattamente al contrario.

A differenza di molte altre sue regie, questa volta Scott, senza mai rinnegare la propria anima fieramente “da videoclip” (l’attenzione all’immagine esagerata prima di tutto), cura, come può, il materiale originale, regalando più di una scena affascinante.

Intelligente nel gestire le troppe scene di sesso e il ritmo altalenante della trama (scene dilatatissime e molto dialogate, alternate a esplosive e fulminee sequenze action), il gusto visivo del padre di Alien e Blade Runner ha il merito di nobilitare una storia senza capo né coda, piena di personaggi macchiettistici.

E’, infatti, davvero difficile credere che The Counselor sia stato scritto effettivamente da McCarthy piuttosto che da un suo pessimo imitatore. Temi come il fatalismo o la casualità imperscrutabile del male, cavalli di battaglia dello scrittore americano, sono qui buttati via alla rinfusa, sostenuti da situazioni difficili da seguire e spesso fastidiose (l’abuso senile dei riferimenti sessuali).

Con questo materiale narrativo neanche il cast mostruoso messo in scena può fare molto. Se Penelope Cruz, Brad Pitt e Javier Bardem sono imprigionati in ruoli secondari approssimativi, non degni della loro statura artistica, dispiace vedere un divo in rampa di lancio come Michael Fassbender perdersi, alla prima difficoltà, il proprio personaggio in un modo dilettantesco. Da questa ecatombe si salva solo la bellissima femme fatale di Cameron Diaz, deus ex machina della vicenda, unico “character” davvero interessante.

Anche così profondamente sbagliato, il film conserva però un suo fascino malato, merito della bravura (spesso sottovalutata) del regista nello scegliere sempre le immagini migliori (la scena iniziale tra le lenzuola ha un gioco di luci che riempie gli occhi).

Purtroppo, forse, anche questo piccolo pregio, è ben poca cosa di fronte alla cocente delusione che si prova al cospetto di un così fragoroso fallimento narrativo.

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