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Venerdì, 30 Gen 2026

La guerra piace a chi non la conosce, di Erasmo da Rotterdam, prefazione di Davide Canfora, Editore Sellerio, Palermo, 2015, pp. 140, euro 10.

Recensione di Roberto Tomei

Nel tempo in cui ci troviamo a vivere, in apparenza senza guerre dichiarate ma con tanti morti ammazzati, sono stato attratto dal titolo del libro che qui presento all’attenzione dei lettori.

Autore ne è il grande umanista olandese Erasmo da Rotterdam, noto soprattutto per “L’elogio della follia”, in cui getta le basi di un sistema di pensiero che oggi definiremmo pacifista. Ma il tema della pace affiora a più riprese anche nella raccolta degli “Adagia”, una poderosa silloge di oltre 4000 proverbi e modi di dire, tratti dalle fonti greche, latine, cristiane e medioevali, che comprende anche il testo in esame, che si pone come un ampio e documentato commento a un motto di Vegezio, ossia “Dulce bellum inexpertis”, cioè appunto “la guerra può piacere solo a chi non la conosce”, concetto tratto da un luogo omerico, presente anche in un verso di Pindaro e ripreso poi da Virgilio.

Da Erasmo giunge così sino a noi un monito terribilmente attuale: quello del ripudio della guerra, considerata un mezzo di risoluzione delle controversie assolutamente da evitare. Come egli ci ricorda con un ragionamento di disarmante ingenuità (che, come nota Canfora nella sua bella prefazione, ha la forza naturale delle idee semplici), “la pace porta benessere, la guerra distruzione. Dunque, perché facciamo la guerra?”

Nella sua netta ostilità alla guerra, occorre sottolinearlo, Erasmo è tutt’altro che isolato, poiché si inscrive tra le voci più autorevoli di un coro che, da Petrarca a Kant, attraversa tutta la cultura dell’Umanesimo, del Rinascimento e dell’Illuminismo, una cultura che ha sempre espresso un chiaro rifiuto della guerra. Ma va parimenti sottolineato che quella di Erasmo è un’invocazione alla pace che risuona con particolare intensità, ove si pensi che il tempo dell’olandese è lo stesso del fiorentino Machiavelli, il cui realismo dà corpo alla figura del principe spregiudicato nell’azione di governo, un’idea del tutto opposta alla raffigurazione del principe degli umanisti, un manipolo di irrimediabili ingenui.

Forse la lezione del fiorentino ha avuto più “fortuna” di quella dell’olandese. Ma resta il fatto che è difficile, se non impossibile, confutare Erasmo quando dice che la guerra è un male: perché produce morti e rovina, per ragioni economiche e per ragioni morali, perché è una follia e non può mai essere giusta.

Contro ogni guerra, Erasmo pensava di poter confidare nel pontefice Leone X, al quale per la pace nel mondo sarebbe venuta “gloria molto maggiore di quanta ne abbia acquistata Giulio II combattendo ovunque con coraggio e anche con grandi risultati”. Noi su chi possiamo riporre la nostra fiducia!?!

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