Giornale on-line fondato nel 2004

Giovedì, 19 Mar 2026

di Alex Malaspina

La solitaria battaglia condotta da Usi/RdB e dal Foglietto per evitare che, grazie a una norma ambigua, illogica e contraddittoria, alti dirigenti (direttori di dipartimento e d’istituto) del Cnr escano (per quiescenza) dal portone di piazzale Aldo Moro, per rientrare subito dopo dalla finestra, sta per ottenere i suoi frutti.

Il nuovo regolamento di organizzazione dell’ente, presentato qualche giorno fa dal presidente Maiani a Usi/RdB, cassa finalmente il comma 11 dell’art. 18 del vecchio regolamento, che testualmente recitava: ”Nel caso in cui il direttore (di dipartimento o d’istituto, ndr) consegua lo stato di quiescenza nel corso dell’espletamento del mandato egli è sottoposto a conferma da parte del Consiglio d’amministrazione. Nel caso di conferma, il mandato è regolato, per la restante durata, sulla base di un nuovo contratto a tempo determinato di natura privatistica, nel quale sono stabiliti l’oggetto e la durata dell’incarico, gli obiettivi da conseguire nonché il corrispettivo annuo lordo omnicomprensivo a carico del Cnr. Il predetto corrispettivo costituisce importo aggiuntivo al trattamento di quiescenza ed è determinato nella misura necessaria a ripristinare il trattamento economico complessivo percepito dall’interessato antecedentemente al conseguimento dello stato di quiescenza”.

Il comma 11, dell’art. 9 del nuovo regolamento, invece, non offre alcuna chance di reintegra, ed è chiaro nello stabilire che “Il direttore (sia di dipartimento che d’istituto, ndr) decade dall’incarico qualora raggiunga i sessantacinque anni di età ovvero consegua, prima di allora, lo stato di quiescenza dal Cnr, se dipendente, o da altre amministrazioni pubbliche”.

La norma rende merito sia a Maiani che al direttore generale Fabrizio Tuzi, i quali hanno avuto modo di meditare sul contenuto degli articoli del Foglietto del 5 e dell’8 ottobre, che stigmatizzavano l’iniziativa di numerosi direttori di dipartimento e di istituto, i quali, forse per evitare il dilazionamento in tre rate dell’indennità di buonuscita, introdotto dal decreto legge n. 78/2010, avevano chiesto e ottenuto dal Cnr di essere collocati in quiescenza, salvo essere contestualmente rimessi al loro posto, grazie all’incredibile comma 11.

Una norma palesemente incoerente, che tra l’altro - scriveva Il Foglietto - “impedisce un salutare turn over per le alte cariche dell’ente”.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

“Diario di scuola”, una storia vera di solitudine, abbandono, prevaricazione

Diario di scuola. Una storia vera, di Pierpaolo Palladino - Edizioni San Paolo –...
empty alt

L’inarrestabile crescita del debito dei paesi emergenti

Saranno pure paesi emergenti, ma sulla strada del debito non hanno nulla da imparare da quelli...
empty alt

Debito comune UE in crescita, ma in maniera silenziosa

Zitto zitto e lento lento, il debito comune dell’Ue fa capolino sui mercati, grazie soprattutto...
empty alt

Pi Greco Day, spettacolare celebrazione dell’Università di Pisa

Per il Pi Day, l’Università di Pisa ha scelto un omaggio originale e spettacolare: un gigantesco...
empty alt

Contraddizioni italiane, l’occupazione cresce ma il Pil è quasi fermo

I conti economici del 2025 restituiscono un quadro in chiaroscuro dell’economia italiana. Da un...
empty alt

8 marzo 415 d.C. Il femminicidio di Ipazia

Matematica, astronoma e filosofa, Ipazia fu uccisa ad Alessandria d’Egitto nel marzo del 415 d.C....
Back To Top