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Domenica, 27 Set 2026

di Giuseppe Falzone

Con l’entrata in vigore del nuovo Statuto, il rinnovo pressoché totale degli Organi e l'insediamento del nuovo cda, che prevede al suo interno due consiglieri eletti dalla comunità scientifica dell'ente, in molti si erano convinti che l’Ingv cambiasse radicalmente il suo modus operandi.

Chi ha pensato che dal nuovo assetto organizzativo sarebbe disceso un governo dell’ente improntato all’insegna della trasparenza è rimasto, però, deluso.

Con l’auspicio di favorire forme di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità, più volte Usi-Ricerca ha chiesto che al personale dell’ente, per una maggiore trasparenza degli atti, fosse data la possibilità – fatta salva la normativa in materia di privacy – di consultazione tramite intranet.

La risposta è stata sempre dello stesso tipo: disponibilità massima, a parole; nei fatti, nessun riscontro.

Si è chiesto, senza successo, di avere copia dei bilanci, copia delle delibere, copia dei provvedimenti e dei verbali del cda.

Disatteso il reiterato invito a  pubblicare on line tutti i decreti, Usi-Ricerca ne ha richiesto più volte, provocatoriamente, copia all’amministrazione che, da ultimo, allo scopo di valutare l’accoglibilità o meno della medesima richiesta, ha preteso pretestuosamente che il sindacato motivasse l’istanza, precisasse l’uso che intende fare dei documenti e, in caso di accoglimento, si facesse carico dei costi dell’operazione.

Alla fine del 2012, i decreti di cui si ignora non solo il contenuto ma anche il numero di protocollo sono circa 350, a fronte dei  600 emanati, per cui appare quanto meno cervellotico pretendere che il sindacato presenti una richiesta di documenti di cui non si conoscono gli elementi identificativi.

Come più volte vanamente suggerito all’amministrazione Ingv, l’istituzione di un protocollo unico di ente, non più facente capo, come adesso, ad  una decina di strutture distribuite su tutto il territorio, consentirebbe l’immediata diffusione delle informazioni, con la conseguenza di ottenere un notevole risparmio in termine di risorse e di personale ad esso dedicato.

La trasparenza, a nostro avviso, è uno degli elementi fondanti di una comunità civile, che sicuramente concorre ad eliminare possibili zone d’ombra che, a volte, si creano all’interno della pubblica amministrazione.

Lo scopo meramente ricognitivo dei principi fondamentali vigenti consentirebbe l’armonizzazione del procedimento amministrativo e il confronto dialettico tra le parti, così che, qualunque provvedimento risulterebbe ampiamente partecipato.

A dimostrazione di quanto sostenuto, non può essere sottaciuto che, in occasione dell’incontro del 23 gennaio scorso, la mancata pubblicizzazione dei verbali del cda ha messo in crisi i membri eletti dalla comunità scientifica di riferimento nello stesso cda. Essi, infatti, hanno trovato non poche difficoltà nel dover convincere i convenuti della loro personale estraneità rispetto ad alcuni provvedimenti adottati, seppur a maggioranza, dal consesso di cui fanno parte.

Non è stato possibile, infatti, mettere a confronto le tesi da loro espresse con quanto verosimilmente riportato nei decreti noti a pochi ma certamente non ai lavoratori dell’ente.

Senza trascurare che il diritto di accesso può tuttavia essere limitato, differito o negato quando interessi giuridicamente protetti lo esigano, si fa, comunque, molta fatica a comprendere come nell’ente di ricerca Ingv possa essere top secret la maggioranza dei provvedimenti adottati dai suoi Organi di governo.

Un vero mistero, che aggrava la patologica carenza di trasparenza da cui sembra affetto l’Istituto di via di Vigna Murata.

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