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Giovedì, 03 Set 2026

di Rocco Tritto

Il 5 febbraio scorso, ai piani nobili di via Balbo, sede centrale dell’Istat, già fervevano i preparativi per dare il benvenuto al nuovo presidente dell’ente, Pier Carlo Padoan.

Il voto della commissione affari costituzionali della Camera, fissato proprio per il pomeriggio del 5 febbraio, sembrava una pura formalità, destinata a chiudere definitivamente una partita rivelatasi molto più difficile del previsto.

Ma l’esito della doppia, irrituale votazione espressa dall’omologa commissione del Senato, non era andato proprio giù al Movimento 5 Stelle che, alla Camera, ha schierato l’artiglieria, costringendo una sbigottita commissione non solo ad aggiornarsi, ma ad accogliere anche la legittima richiesta di Emanuele Cozzolino, deputato 5 Stelle, di sottoporre a audizione il candidato Padoan, prima di procedere alla votazione, già fissata per giovedì prossimo, alle 14.

Al Senato, infatti, era accaduto che dopo la bocciatura a scrutinio segreto di Padoan, che il 15 gennaio non aveva ottenuto il voto favorevole siccome previsto dalla legge, la votazione, dopo qualche giorno, su richiesta del Governo, fosse ripetuta, con l’incredibile motivazione che i membri della commissione stessa, compresa la presidente Finocchiaro, non sapevano che una legge, la 196/2009, entrata in vigore ben quattro anni prima, aveva previsto che il parere sulla nomina del presidente dell’Istat, perché fosse considerato positivo, necessitava del voto a favore non della maggioranza ma dei due terzi dei componenti della medesima commissione.

Domani, dunque, Padoan, dopo aver superato tra le polemiche lo scoglio di Palazzo Madama, dovrà cercare di convincere i membri della commissione parlamentare di Montecitorio a dargli disco verde per la presidenza dell’Istat.

Se, come il governo si augura, il parere sarà favorevole, quella che è stata da molti definita come una vera e propria via crucis, iniziata addirittura il 27 dicembre 2013, avrà termine e finalmente Padoan potrà andare ad occupare la poltrona lasciata libera da Enrico Giovannini lo scorso aprile, quando gli fu offerto il più prestigioso incarico di ministro del lavoro.

Se, invece, ma sono in pochi a crederlo, il voto dovesse risolversi con una nuova bocciatura, dopo quella registrata al Senato all’esito della votazione del 15 gennaio, allora bisognerà ricominciare daccapo. Con un nome diverso da quello di Padoan.

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