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Mercoledì, 27 Mag 2026

Con un comunicato datato 22 luglio 2014, la Cgil-Cnr ha dato notizia delle due sentenze che hanno segnato l’ennesima sconfitta dell’ente di piazzale Aldo Moro sulla ormai annosa problematica dello scorrimento delle graduatorie.

Occorre ricordare che le due pronunce del Tar del Lazio sono state pubblicate il 14 luglio e che il giorno successivo le stesse erano state tempestivamente commentate dal Foglietto e da Usi-Ricerca, che della vicenda, a differenza di altri, si era occupato sin dall’inizio ovvero da più di un anno fa, sostenendo che, giurisprudenza del Consiglio di Stato alla mano, il Cnr aveva l’obbligo di far scorrere le graduatorie degli idonei, per bandire contestualmente nuovi concorsi.

Altri, invece, Cgil compresa, all’indomani della prima sospensiva accordata dal Tar ai ricorrenti, con una nota del 13 settembre 2013, ripresa dal Foglietto del 17 successivo, comunicavano testualmente: “A seguito della pregiudiziale posta dalle OO.SS. in apertura dell’incontro con l’Amministrazione del 12 settembre u.s., in merito alla situazione venutasi a creare per le selezioni di cui all’ex art 15 per 80 posizioni di Dirigente di Ricerca e 117 di Primo Ricercatore, attualmente sospese a seguito delle ordinanze del TAR del Lazio, il Consiglio d’Amministrazione in data odierna ha deliberato l’annullamento delle procedure selettive n. 364.143 e 364.144 per le citate progressioni di livello.

Ha quindi dato mandato al Presidente per la riemissione dei Bandi annullati con l’indicazione di predisporre adeguate motivazioni volte a superare le eccezioni mosse dal TAR”.

Dunque, lungi dal sollecitare prima lo scorrimento e, poi, l’emanazione di nuovi bandi, i confederali premevano per una riedizione dei “vecchi” bandi che, come visto, hanno subito la stessa sorte dei precedenti.

Ora, invece, a distanza di molti mesi, con una situazione in posizione di stallo per la testardaggine con la quale il Cnr e i suoi sostenitori si ostinano a voler ignorare una realtà giuridica nota a tutti, la Cgil, con il citato comunicato del 22 luglio, sembra aver assunto non solo un atteggiamento pilatesco, visto che manifesta preoccupazione sia per chi ha presentato ricorso che per chi si oppone ma anche di “severissima” censura nei confronti della dirigenza dell’ente.

Per come sono andati i fatti, è difficile sottrarsi dal fare almeno due rilievi. Il primo riguarda la scarsa tempestività con la quale è stata data la notizia delle ultime sentenze del Tar, che risulta piuttosto datata.

In casi come questo, non vale la regola del “meglio tardi che mai”. Infatti, dare una notizia che, come direbbe Orazio, è ormai nota pure “ai cisposi e ai barbieri”, rischia di manifestare soltanto l’alto sprezzo del ridicolo da parte di colui che la dà. A meno che non si sia pensato che, a darla con calma, la platea degli interessati l’avrebbe, come dire, presa meglio. Si stenta a crederlo, ma c’è tanta gente che legge il giornale del giorno prima per gestire serenamente le proprie emozioni.

Sia come sia, per l’inusitata tempistica di cui si tratta, ormai la “notizia” è quasi diventata un “cult”, un po’ come quei film d’autore che animano i cinema d’essai, che hanno comunque un  loro pubblico di aficionados, che vede e rivede lo stesso film.

Il secondo rilievo attiene alla formula, sibillina anzichenò, usata dal redattore del comunicato, là dove dice che “si dovrebbero chiedere le dimissioni” dei dirigenti del Cnr.

Accettando il rischio di passare per “anime belle”, finora credevamo che le dimissioni si chiedono e basta, senza affidarsi al condizionale. Si può anche sostenere che l’espressione de qua sia un capolavoro di linguaggio diplomatico-bellico, resta il fatto che si fa fatica a individuare i destinatari di questo vibrante(?) “auspicio di dimissioni”, che forse potremo accettare solo quando sarà inequivocabilmente chiarito a chi è stato indirizzato.

L’augurio, che facciamo innanzitutto a noi stessi, è che in futuro ci siano risparmiati tali sforzi ermeneutici.

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