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- di Roberto Tomei
I dati parlano chiaro. Solo nell’anno appena trascorso gli italiani hanno speso più di 88 miliardi in giochi.
In principio, fu un tweet del Presidente del Consiglio, poi è stata la volta della legge di stabilità, ora è toccato al decreto della ministra Giannini e finalmente le nostre Università cominciano a vedere, anche se molto lentamente, l’alba per il reclutamento di nuovi ricercatori.
Solo pochi ricorderanno l’epoca, ormai remota, in cui il mondo pativa la scarsità di dollari. All’epoca – si era nel decennio successivo al secondo dopoguerra – la valuta americana era preziosa perché, oltre ad essere scarsa, era l’unica che potesse servire per gli scambi internazionali, oltre ad essere (come la sterlina) un asset di riserva. Senza dollari non potevano esserci scambi, e quindi niente ricostruzione. Sicché, la paura che i dollari non fossero sufficienti si radicò a lungo nell’immaginario economico internazionale. Almeno fino a quando il mondo non sperimentò il contrario. Che poi è quello che succede da un quarantennio a questa parte.
Si chiama “A New Life For Mar Piccolo” il progetto, cofinanziato dall’Unione europea, la cui finalità è quella di ridurre fortemente l’inquinamento della laguna di Taranto, in modo da produrre ricadute sull’industria del turismo e sulle attività economiche legate ad un bacino unico in Europa.
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