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Lunedì, 24 Ago 2026

di Roberto Tomei

Diversamente da altri comici, che un seguito ce l’hanno, Benigni, dopo tanto sbracciarsi, non è riuscito nemmeno nell’impresa di convincere che la nostra è “la costituzione più bella del mondo”.

I partiti, almeno quelli più grossi, sono convinti che in buona parte essa sia da riscrivere. Viste le novità che si profilano all’orizzonte su forma di stato, forma di governo, bicameralismo e sistema elettorale, stavolta non si tratterebbe di un semplice lifting, come avvenuto per il riparto di competenze tra stato e regioni, che più confuso non si poteva fare.

Il governo delle larghe intese, presieduto da Letta il giovane, era nato, in realtà, oltre che per rilanciare l’economia, per fare una legge elettorale. Bastava anche sostituire il dispettoso Porcellum, ripristinando magari il Mattarellum, comunque evitando di varare qualcosa di peggio. E’ prevalsa, però, la linea che questo non si potesse fare senza rivedere anche la restante architettura istituzionale.

Come già avvenuto con i saggi/facilitatori creati da Napolitano, anche qui si è creduto necessario chiamare in soccorso altri saggi.

Ne avevano trovati 25, ma poi, forse pensando che più saggi abbiamo meglio stiamo, il numero è lievitato a 35. Ma non è finita. Forse devono aver scoperto che questi, ancorché saggi, sapevano solo leggere ma non scrivere, così ne hanno scovati altri 7 ai quali è stato affidato il compito di scrivere le pensate dei primi. In tutto fanno 42. Potranno scriverlo nel curriculum ma non prenderanno un euro.

La novità vera è questa, se si pensa che causa non ultima dello sfascio della pubblica amministrazione è proprio l’alto costo delle consulenze, molte delle quali peraltro inutili.

Una volta scritti, i testi proposti dai saggi, prima di approdare in parlamento, verranno esaminati dalla Commissione dei 40, la bicamerale che metterà a punto le riforme costituzionali.

Ma se il Parlamento è quello descritto da Amato qualche mese fa, cioè composto da fuori corso, forse è il caso sin d’ora di reperire altri saggi per spiegare ai 40 parlamentari il contenuto dei testi elaborati e scritti dai 42 saggi.

Meno male che, parafrasando Eduardo, in Italia i saggi non finiscono mai. Non solo, ma lavorano pure gratis.

A fronte di tanta generosità, non ci si deve poi meravigliare se qualcuno tra loro, strada facendo, magari diventa ministro, naturalmente in barba a quella legge elettorale che ha contribuito a scrivere.

I bambini non solo ci guardano, come diceva De Sica, ma ascoltano pure la televisione e fanno domande. Mio figlio, l’altra sera m’ha chiesto come mai, con tutti questi saggi, l’Italia è ridotta così male. Gli ho detto che, per rispondergli, debbo prima sentire un saggio.

 

 

 

 

 

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