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- di Ivan Duca
Con il disegno di legge di stabilità, approdato lunedì in Parlamento, il governo, dopo le numerose ipotesi fatte circolare nei giorni precedenti, ha scelto la linea da seguire rispetto al contratto dei pubblici dipendenti.
Dopo cinque anni di blocco di scatti stipendiali, dal prossimo primo gennaio, per docenti e ricercatori universitari, potrà trovare finalmente applicazione il Regolamento per la disciplina del trattamento economico, a norma dell'articolo 8, commi 1 e 3 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.
Basterebbe una riga a chiudere questo articolo: la liquidità non è in declino, ma è pronta ad evaporare. Tutto qua. E poiché la sintesi proviene dal Fmi, che così ha intitolato un survey article dedicato a suo ultimo Global stability financial report, non trovo parole migliori per commentarle a mia volta che osservando quello che ormai è evidente: la liquidità, a furia di circolare vorticosamente, si è scaldata a tal punto da diventare gassosa. Basta un niente per farla evaporare. O esplodere, se preferite.
Quattro presidenti e tredici consiglieri di amministrazione di enti di ricerca erano scaduti a metà agosto. Dopo aver costituito, a luglio scorso, un comitato per la selezione degli aspiranti alla successione, affidandone il coordinamento a Lamberto Maffei, professore emerito di Neurobiologia presso la Scuola Normale di Pisa e Presidente dell’Accademia Nazionale dei Lincei, la titolare del Miur, Stefania Giannini, venerdì scorso ha nominato i successori, non senza qualche sorpresa.
Scorrendo la bozza della manovra finanziaria (che confluirà nella prossima legge di stabilità) da qualche giorno in circolazione, si apprende che il governo avrebbe, infine e finalmente, l’intenzione di riconoscere ai docenti universitari il diritto agli scatti stipendiali, bloccati da cinque anni. Diritto da tempo ripristinato per tutte le altre categorie di pubblici dipendenti.
All’ombra della supervisione bancaria della Bce, alla quale sfuggono non essendo state inserite nel dispositivo di vigilanza europeo dell’unione bancaria, numerose banche tedesche si trovano oggi a dover fare i conti con un contesto divenuto d’improvviso avverso. E sono le prime a saperlo.
Quanto scritto dal Foglietto lo scorso 30 giugno scorso nell’articolo Dopo la sentenza della Consulta, riparte la contrattazione nel pubblico impiego. Ma gli aumenti saranno una miseria si è puntualmente verificato.
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