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- di Biancamaria Gentili
Tra ventiquattro ore, il governo Renzi getterà la maschera e finalmente metterà sul tavolo i provvedimenti della più volte annunciata rivoluzione della pubblica amministrazione.
La Suprema Corte di Cassazione, Sez. Unite Civili, con ordinanza 5 maggio 2014 n. 9573, ha ribadito che «nel caso di controversia relativa a rapporto di pubblico impiego non soggetto, per ragioni soggettive o temporali, alla privatizzazione, la soluzione della questione del riparto della giurisdizione, rispetto ad una domanda di risarcimento danni per la lesione della propria integrità psicofisica proposta da un pubblico dipendente nei confronti dell'Amministrazione, è strettamente subordinata all'accertamento della natura giuridica dell'azione di responsabilità in concreto proposta, in quanto, se è fatta valere la responsabilità contrattuale dell'ente datore di lavoro, la cognizione della domanda rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, mentre, se è stata dedotta la responsabilità extracontrattuale, la giurisdizione spetta al giudice ordinario.
La crisi sta finendo, dice Andreas Dombret, algido banchiere della Bundesbank, che mi ha fatto venire in mente il glorioso refrain dei fratelli Righeira, mentre leggevo la sua allocuzione tenuta a Dallas il 15 aprile scorso (“The State of Europe: End of the crisis or crisis without end?).
Nella classifica dei paesi che investono di più in Ricerca e Sviluppo (R&S) troviamo ai primi tre posti Israele (4,60% del Pil), Svezia (3,55%) e Giappone (3,39%). Saranno gli investimenti per la ricerca militare o o quelli nelle nuove tecnologie a spingere in alto? Da noi invece che succede?
La lettera
Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, la lettera inviata lo scorso 14 maggio al Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, e per conoscenza al Presidente dall’Anvur, da 56 candidati all’Abilitazione scientifica nazionale per il settore concorsuale 10/N1 (Culture del Vicino Oriente Antico, del Medio Oriente e dell’Africa).
Le banche italiane, a fine 2013, avevano ancora 382 miliardi di titoli di stato italiani nei loro portafogli. Su questo dato, per tacere degli altri (sofferenze, esposizione su settore immobiliare) si innesta l’asset quality review della Bce, con il suo portato di scenari baseline e avversi, cui corrispondono precisi haircuts sui valori dei titoli sovrani detenuti dalle banche. E quindi, a seguire, esigenze di ricapitalizzazioni che rischiano di far saltare il già periclitante banco bancario.
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